Sullo Zero

Sono stato nell’entroterra veneto e mi sono trovato, senza cercarlo, a passare lungo il corso del Fiume Zero.

Fa un certo effetto incontrare un cartello con scritto così.

Zero.

Non sembra il nome di un luogo.
Sembra qualcosa che riguarda tutti noi.

Guardando quell’acqua lenta, nel punto più basso della pianura, mi sono tornate in mente tutte quelle volte in cui, davanti a qualcosa che finiva, mi sono detto:
“Bisogna ripartire da zero”.

È una frase che usiamo spesso, quasi senza pensarci.
Ma davanti a quel fiume ho iniziato a chiedermi cosa significhi davvero.

Perché lo zero non è semplicemente niente.

Lo zero è quel momento in cui le cose perdono la forma che avevano prima.
Quando ciò che eri convinto di essere non basta più.
Quando le abitudini, le certezze, perfino l’idea che ti eri fatto di te stesso, iniziano a svuotarsi.

Ed è forse per questo che lo zero fa paura.

Perché quando arrivi lì finiscono anche gli alibi.

Non puoi più dire “poi”, “più avanti”, “quando sarà il momento”.
Davanti hai solo uno spazio vuoto.

E in quello spazio ci si sente smarriti.

Ma proprio lungo quel fiume ho avuto la sensazione che il vuoto non fosse qualcosa di morto.

L’acqua scorreva piano verso la laguna, quasi immobile, senza imporsi.
Eppure continuava ad andare.

Mi è sembrato allora che anche nella vita esistano momenti così:
bassi, lenti, quasi immobili, eppure ancora in cammino.

Forse ogni zero nasconde una possibilità di passaggio.
Una piccola apertura.
Un modo silenzioso per continuare.

Non una fine, ma una soglia.

Un luogo essenziale, spoglio, dove qualcosa è stato lasciato andare ma qualcosa d’altro può ancora iniziare.

Per questo “ripartire da zero” non significa soltanto perdere tutto.

A volte significa togliere rumore.
Resettare.
Restare abbastanza vuoti da capire cosa vale davvero la pena riempire di nuovo.

Essere lungo un fiume significa stare nel punto basso.
L’acqua va sempre lì.

E se quel fiume si chiama Zero, allora tutto sembra ancora più chiaro.

Ci sono momenti in cui la vita ci porta esattamente in quel punto:
dove non possiamo più fingere di essere pieni.

E allora resta una domanda.

Lo zero è paura o libertà?

Forse entrambe.

Perché ogni rinascita passa prima da una mancanza.
Da uno spazio vuoto che bisogna avere il coraggio di attraversare.

Lascia un commento