Contro la perfezione. Contro il difetto

“Lei sa che non c’è successo come il fallimento
e che il fallimento non è affatto un successo.”

“She knows there’s no success like failure
And that failure’s no success at all.” Bob Dylan

Questa frase di Bob Dylan mi torna spesso in mente quando si parla di vino naturale.

Perché nel vino oggi esistono due estremi.

Da una parte c’è l’ossessione per il successo tecnico.
Il vino perfetto. Pulito. Preciso. Controllato.
Un vino che non deve disturbare nessuno.
Che deve piacere subito.
Che deve funzionare.

Dall’altra parte, però, esiste un altro rischio: trasformare ogni errore in autenticità.

Come se bastasse una volatile alta, una bottiglia instabile o un difetto evidente per rendere un vino automaticamente vivo, libero o poetico.

Ma non funziona così.

Il fallimento può insegnare molto.
Anzi, spesso insegna più del successo.

Una fermentazione difficile, un’annata complicata, un vino venuto diversamente da come lo immaginavi: tutte queste cose costringono a guardare la realtà senza filtri.

E forse è proprio questo che intende Dylan.

Non esiste successo come il fallimento perché il fallimento ti mette davanti alla verità.
Ti toglie le illusioni.
Ti obbliga a capire.

Ma il fallimento, da solo, non è un successo.

Un errore resta un errore.
Una bottiglia sbagliata non diventa interessante automaticamente.
Così come un vino perfetto non diventa automaticamente emozionante.

Forse il problema nasce quando si cerca un ideale.

L’ideale sommelieristico della perfezione assoluta.
Oppure l’ideale opposto del difetto romantico elevato a simbolo di autenticità.

Entrambi rischiano di allontanarsi dalla realtà.

Perché il vino vero non nasce per dimostrare una teoria.
Nasce dentro un equilibrio fragile fatto di clima, terra, intuizione, errori, esperienza e anche contraddizioni.

Chi lavora davvero in vigna lo sa bene.

Sa che il successo totale spesso è sospetto.
E sa anche che il fallimento non ha nulla di affascinante quando lo vivi davvero.

Forse per questo alcuni vini rimangono impressi.
Non perché siano perfetti.
E nemmeno perché siano sbagliati.

Ma perché dentro hanno qualcosa di umano.

Lascia un commento