L’importanza delle scelte

Ero qualche giorno fa in un centro commerciale e mi stupivo come in un posto artificiale e artefatto come quello ci fosse un estrema attenzione da parte degli acquirenti ai prodotti da acquistare.

Chi provava un abito, chi si ammirava allo specchio, chi chiedeva consigli, chi invece leggeva l’etichetta. Nei corridoi gente con grandi sacchetti, griffati, chi con il nome del negozio, chi con il brand alla moda. La scelta del capo di abbigliamento è fatta con molta attenzione: il brand, l’estetica, forse i materiali, raramente dove è stato prodotto.

E’ vero: la qualità è importante: è importante sapere quello che indossiamo, essere convinti che ci faccia “stare bene”, e che ci permetta di vivere con tranquillità e riesca ad aumentare la nostra autostima.

C’era qualcosa che non mi convinceva, non capivo cosa, ma questa attenzione esasperata al brand, all’immagine, all’apparire non mi metteva a mio agio fino a che sono entrato nel supermercato del centro commerciale e ho capito: lì l’attenzione era rivolta più costo, meno al contenuto; la frutta era ammassata in grandi contenitori e le informazioni si limitavano a pochi dettagli: provenienza e costo al chilogrammo. Nessun brand, nessuna marca (a parte le banane della nota multinazionale…). Solo nel reparto e latticini viene riportato il produttore del latte e del formaggio, e nel reparto vino dove solitamente sono direttamente gli agricoltori i produttori.

Il mondo è strano….

Quello che mangiamo è quanto tocco più profondamente la nostra salute, il nostro benessere, interagisce DIRETTAMENTE con il nostro metabolismo e noi, nella maggior parte dei casi non sappiamo nemmeno da dove proviene, chi lo produce e come è stato prodotto;

siamo capaci di ricercare uno stivaletto griffato, con una decorazione dedicata e capire il dettaglio del materiale di cui è fatto, mentre per un chilogrammo di mele di fermiamo su dettagli insignificanti: “provenienza: Italia; prezzo: 1,6 euro/kg; tipologia: Fuji”. In qualche caso un aggiunta timida: “bio” o “lotta integrata”, poi null’altro.

Mi piacerebbe vedere giovanetti in coda incuriositi dell’ultima novità, del gusto dello zucchino, le tonalità del colore, la forma leggermente ricurva, il gusto delicato, la reazione alla cottura o alla grigliate; mi piacerebbe vedere la gente informarsi del processo produttivo, dello sforzo che fa il contadino a produrlo: questa consapevolezza non c’è, o almeno non c’è nella stragrande maggioranza delle persone.

Eppure l’impatto e le conseguenza sulla nostra vita e sulla salute di quello che mangiamo è molto più impattante di quello che vestiamo. La stessa differenza tra forma e sostanza.

Sarebbe bello: tutti interessati alla prima della ciliegia di Marostica o della mela Ruggine della val Cellina e quindi tutti, giustamente, fuori dall’apple store i primi di settembre ad aspettare le mele sane e pultie; mi immagino già i blog, le recensioni sul gusto leggermente acidulo oppure le anteprime esclusive da quell’agricoltore, che avendo un campo riparato dal gelo invernale, è riuscito ad anticipare la novità dell’anno: l’anguria di primavera.

La realtà invece è che quasi in nessuno c’è la consapevolezza di quanto il lavoro dell’agricoltore sia vicino alla loro vita, e quanto sforzo ci sia da parte di queste persone a riuscire ad arrivare a potere vivere con la loro attività così legata alla terra e così importante per le nostre vite: nessuno infatti è consapevole che ogni giorno tocchiamo  e mangiamo qualcosa che nasce dal lavoro di un agricoltore, ma soprattutto nessuno sa che oggi, fare l’agricoltore, vuol dire soprattutto passione.

Quando penso a questo fatto mi viene sempre in mente la disperazione di un allevatore di bovini che conobbi, quando mi raccontò che, avendo perso le chiavi dell’auto (una utilitaria), il concessionario gli aveva chiesto per duplicarle di pagare il prezzo cui aveva acquistato lo un vitello lo stesso giorno: si chiedeva disperato dove sarebbe andato a finire il mondo se una chiave, potesse costare più di un vitello. E mi chiedo io dove finirà il mondo se un litro di latte, pagato 0,3 euro al contadino (e l’allevatore non ha feste, domeniche, ferie, ponti, o vacanza) lo troviamo poi a 2 euro in supermercato; dove finiremo?

Questa è l’essenza della distanza che abbiamo posto tra chi produce cibo in agricoltura e chi lo consuma, una distanza che ha portato il distacco tra forma e sostanza, riducendo il tutto a una mera valutazione di costo….

La conseguenza più grossa è la perdita di controllo da parte del consumatore della filiera che più incide sulla sua salute, lasciando agli agricoltori la scelta se soccombere rinunciando alla qualità per la quantità, o perseverare nella passione alla ricerca di chi ha la sensibilità di acquistare i suoi prodotti per la tutela dell’angolo di mondo che c’è intorno a loro. Questa perdita di controllo ha spianato la strada alle esasperazioni di oggi che portano gli agricoltori a scendere in piazza con la maggior parte delle persone che indifferentemente continuano a comprare come se niente fosse successo senza chiedersi cosa comprano, inconsapevoli che con la loro scelta scelgono il loro futuro.

14

La biodiversità come esperienza a km zero

Oggi proviamo a parlare di biodiversità.
Biodiversità è la presenza naturale di una varietà incredibile di specie animali e vegetali sulla terra.
La terra è un equilibrio fantastico tra queste specie, che sono frutto di millenni di evoluzione, di adattamenti, di selezioni naturali che hanno fatto di ogni specie vegetale un microcosmo che accumula in sé tutta la storia dell’evoluzione.
La biodiversità è un tema dell’Expo; la biodiversità è stato un tema di un G8. A Siracusa i politici delle 8 nazioni più industrializzate nel 2008 hanno scritto la carta di Siracusa, una carta d’intenti per la salvaguardia della biodiversità . Si sa, i politici predicano bene, ma poi per quanto riguarda i fatti…di fatto il 2010 è stato l’anno della biodiversità, ma nessuno se ne è accorto. La carta di Siracusa però è importante, sancisce per la prima volta che la tutela della biodiversità è una questione economica.
La carta afferma che i politici sono “preoccupati che la perdita della biodiversità e la conseguente riduzione e danno dei servizi ecosistemici possa coinvolgere l’approvvigionamento alimentare e la disponibilità di risorse idriche, nonché di ridurre la capacità della biodiversità per la mitigazione e per l’adattamento al cambiamento climatico, così come mettere a repentaglio i processi economici globali;
Ma malgrado la preoccupazione non ricordo personalmente atti concreti.

Abbiamo parlato globalmente di biodiversità, ma personalmente? Beh, l’impatto della riduzione di biodiversità lo viviamo tutti i giorni. Facciamo un esempio: quando compriamo le mele, quante tipologia di mele compriamo? Golden? fuji? Stark? Renetta? E poi?
Ci sono circa 3000 varietà di mele, ma il 70% della produzione è per 6 tipi di mele. La val Seriana era un terreno vocato per le mele. Il Pom Diaol, il Pom féra, e altre varietà erano rigogliose nella piana di Albino e approdavano a Milano quasi ogni giorno prima dell’avvento della cultura del gelso da baco da seta e dell’industrializzazione della valle. C’era la mela morbida, quella che diventava buona solo dopo qualche mese, importante scorta alimentare (senza conservanti) per l’inverno. Queste mele stanno sopravvivendo, grazie a pochi volenterosi che stanno conservando e riproducendo le antiche varietà. Il recupero delle mele però non basta, e vogliamo anche noi dare un contributo alla tutela della biodiversità.

Una piccolissima azienda agricola in bergamasca ha deciso di cercare e recuperare vecchi vitigni bergamaschi. La viticoltura bergamasca ha vissuto negli anni ’50 e ’60 l’invasione dei vitigni francesi, merlot e cabernet in primis. I vitigni francesi, abituati a climi peggiori del nostro erano più resistenti e produttivi, per cui vennero eliminati i vitigni elaborati da centinaia di anni per adattarli al nostro territorio per sostituirli con merlot e cabernet ( la Doc Valcalepio è il classico taglio bordolese merot+cabernet).

Risultato? Un vino dignitoso, con delle eccellenze, ma comune, diffuso,senza le vere caratteristiche del terroir bergamasco. Per questo l’azienda -agricola Le Driadi si è impegnata in questa opera di ricerca agroarcheologica: crede che qualche varietà antica sia sopravvissuta, vorrebbe trovarla, riprodurla, verificarne le caratteristiche e conservarla. Abbiamo deciso di sostenerla e di chiedere aiuto ai nostri lettori: se avete memoria di vecchie piante, vecchi vigneti, orti piante contorte, ma ancora vive segnalatele, parlate con gli anziani, chiedete che vino o che uva era, magari la varietà aveva un nome dialettale, aveva delle caratteristiche e segnalatecela: sarete complici in un tentativo di recupero e conservazione e paladini protagonisti della conservazione di un piccolo frammento di biodiversità, piccolo, ma significativo.

50 sfumature di rosso

Claude Monet ha fatto dei quadri bellissimi. “Bassin aux nympheas et sentier au bord de l’eau” (in foto qui sopra), è del 1900; dategli un occhiata: bellissimi anche i suoi numerosi quadri con i campi di papaveri, altre bellissime raffigurazioni. Ho amato anche quelli di Vincent Van Gogh. Cercate i suoi campi fioriti dipinti, con il loro disordine, lo specchio di un’animo inquieto. Il “giardino fiorito con sentiero”, capolavoro di Van Gogh è dir poco straordinario.Per me quei quadri sono dei capolavori, e lo sono anche per tanti critici d’arte, appassionati o neofiti.

Per assurdo riusciamo a leggere la bellezza della natura in quei quadri meglio che osservandoli dal vivo; come se l’artista con il suo dipinto fosse capace di darci un pizzicotto, una sveglia: “ehi guarda cosa ti perdi, guarda cosa vedo io, vai esci, guarda”. E’ vero però che sono artisti che hanno vissuto più di un secolo fa e forse oggi l’immensità di colori, la varietà delle specie e la bellezza dei prati non è così diffusa, e anche la nostra sensibilità e voglia di cercare quello che rimane non ci fa ricercare quadri “viventi” altrettanto belli.

E come perdiamo il gusto per la bellezza del paesaggio e rischiamo di riconoscerla solo grazie alla sensibilità degli artisti, così rischiamo di perdere la capacità di riconoscere ciò che è buono, naturale, e sano in quello che mangiamo, in quello che viene coltivato e portiamo sulle nostre tavole.
E’ la stessa cosa che succede con il vino.

Non voglio ora fare un trattato sul vino, ma voglio fare un esempio molto banale sulla catena di eventi che porta, una volta iniziata ad usare la chimica in un vigneto, a diventare “dipendenti” della chimica stessa. Banalizzo enormemente.

Il vino viene dall’uva, l’uva è un frutto, un frutto ha bisogno di concime, il concime più economico e disponibile sono concimi con azoto (mi perdoni l’agronomo per la definizione da uomo da strada), che fondamentalmente sono sali (difficile concimare un vigneto con stallatico), i sali accumulano acqua, i peggiori nemici della vite sono i funghi (peronospera, ioidio), per cui a occorrono i funghicidi, alcuni funghicidi “sigillano” l’acino, lo difendono quasi impermeabilizzandolo da tutti i funghi; il vino nasce dalla fermentazione dello zucchero contenuto nel succo d’uva fatta da parte degli lieviti, ma se ho usato funghicidi gli lieviti sono morti, per cui nel vino per avviare la fermentazione dovrò usare lieviti appositi.
Risultato? Questa la lista dei prodotti e processi ammessi per una vinificazione convenzionale: Acido citrico / Acido L(+)tartarico / Acido L-ascorbico / Acido L-malico D,L malico / Acido lattico / Acido metatartarico / Acidificazione tramite elettrodialisi a membrana bipolare * / Albumina d’uovo / Anidride solforosa (SO2) / Autoarricchimento tramite evaporazione * / Autoarricchimento per osmosi inversa * / Batteri lattici / Bentonite / Bicarbonato di potassio /Bisolfito di potassio / Bisolfito di ammonio / Carbonato di calcio / Carboximetilcellulosa (CMC) / Gomma di cellulosa (CMC) / Caseinato di potassio / Caseina / Carbone enologico / Chitina-Glucano / Chitosani / Citrato di rame / Colla di pesce / Cloridrato di tiamina / Biossido di silicio (Gel di Silice) / Scorze di lieviti / Elettrodialisi * / Enzimi beta glucanasi / Fermentazione alcolica spontanea * / Pastorizzazione rapida * / Gelatine / Gomma arabica / Fosfato diammonico / Cremor di tartaro / Lieviti secchi attivi (LSA) / Lisozima / Mannoproteine dei lieviti / Proteine di origine vegetale ottenute dal frumento o dai piselli / Metabisolfito di potassio / Microfiltrazione tangenziale * / Chips di legno di quercia / Mosto concentrato / Mosto concentrato rettificato / Polivinilpolipirrolidone (PVPP) / Enzimi per l’attivazione della pectinasi / Resine scambiatrici di cationi * / Solfato di rame / Solfato di ammonio / Tannini enologici / Tartrato neutro di potassio
Quando questo è quanto è ammesso in un vino che può essere definito “naturale”: Anidride solforosa (SO2) / Fermentazione alcolica spontanea *
E i vini bio? Acido citrico / Acido L(+)tartarico / Acido L-ascorbico / Acido lattico / Acido metatartarico / Albumina d’uovo / Autoarricchimento tramite evaporazione * / Autoarricchimento per osmosi inversa * / Batteri lattici / Bentonite / Bisolfito di potassio / Metabisolfito di potassio / Bicarbonato di potassio / Carbonato di calcio / Caseinato di potassio / Caseina / Carbone enologico / Citrato di rame / Colla di pesce / Cloridrato di tiamina / Biossido di silicio (Gel di Silice) / Scorze di lieviti / Fermentazione alcolica spontanea * / Gelatine / Gomma arabica / Fosfato diammonico / Cremor di tartaro / Lieviti secchi attivi (LSA) / Proteine di origine vegetale ottenute dal frumento o dai piselli / Microfiltrazione tangenziale * / Chips di legno di quercia / Mosto concentrato / Mosto concentrato rettificato / Enzimi per l’attivazione della pectinasi / Solfato di rame / Tannini enologici / Tartrato neutro di potassio / Anidride solforosa (SO2)
Mentre per i vini biodinamici (secondo un organismo che certifica in tal senso): Albumina d’uovo / Anidride solforosa (SO2) / Fermentazione alcolica spontanea * / Bentonite / Carbone enologico / Microfiltrazione tangenziale*
Non voglio spaventare nessuno, voglio trasmettere consapevolezza.
Allo stesso modo in cui un campi di grano oggi non sarebbe mai dipinto da Van Gogh voglio ricordare che un vino oggi può essere frutto di manipolazioni autorizzate che ne allontanano il processo produttivo da quanto è il processo naturale di fermentazione. Perché questo? Per assicurare il produttore di una certezza produttiva, un costo inferiore, o anche, se volete una costanza gustativa.

Non giudico, ripeto, trasmetto consapevolezza.

Faccio un ultimo esempio: se ho trattato, messo fungicidi per essere sicuro di massimizzare la produzione dovrò comprare gli lieviti. Se devo aggiungere un lievito per fare il vino esistono i cataloghi e dei fornitori, citando a caso: “Lievito selezionato per la produzione di vini bianchi con spiccate note di aromi fermentativi. Si distingue per la grande produzione di feniletanolo e di esteri fermentativi (acetato di isoamile, acetati di 2-metil propile, di 3-metilbutile e di 2-metilbutile) con le tipiche note di banana, ananas e frutta dolce.”
Va da sé che in un vino fatto con questi lieviti non troverò mai la peculiarità del terreno e del vigneto che lo ha prodotto, e il sentore di banana, ananas e frutta dolce (immagino il sommelier che ne esalta i contenuti) non è certo dato dal quell’uva o da quel vigneto.
Per oggi mi fermo qui con questa affermazione: raccolte le uve in un grande contenitore e schiacciate sotto il proprio peso, le uve inizieranno a fermentare; estraiamone il succo alcolico e avremo un vino crudo.

È qualcosa che gli uomini hanno fatto molto prima di saper leggere o scrivere.
Fino a che punto dobbiamo cercare di controllare questo processo? E in quali condizioni si produce il vino migliore? Ad una estremità c’è il tipo di vino convenzionale quindi produzione di massa/manipolazioni chimiche e fisiche per un risultato sicuro, prevedibile e ripetibile. Dall’altra estremità della scala c’è il vino naturale.
E in mezzo? Tutte le sfumature di rosso (o di bianco).

image
Vincent Van Gogh, Giardino fiorito con sentiero.

Ho la luna storta

“ho la luna storta”
“sono a terra”
“era radioso”
“è una persona lunatica”
“è solare”
“ha i piedi per terra”
“camminava a due metri da terra”
“era alle stelle”

da sempre i nostri stati d’animo sono stati metaforicamente rappresentati attraverso gli elementi “astronomici” o “stati fisici”. La luna è notte, ombra, tristezza, occulto. Il sole è energia, vita, forza. L’aria è leggerezza, vacuità tanto quanto il fuoco è distruzione, ma anche ricostruzione.
Il mio contatto progressivo con la natura e quindi con me stesso mi ha sempre più avvicinato al recupero di questi aspetti ancestrali.
La terra, la luna e se vogliamo anche i pianeti del sistema solare possono (e hanno) dare un contributo o influenzare le nostre vite? Può un pianeta o un satellite portare dei cambiamenti nella nostra vita?
Una volta dovevo acquistare una trave di larice per sostenere un solaio: in quella occasione scoprii dal venditore che avrebbe dovuto cercare una trave tagliata con “la luna giusta”: le crepe che si formano nelle travi che sostengono i nostri soffitti infatti, si formano con più o meno forza a seconda che l’albero sia stato tagliato durante le fasi di luna crescente o di luna calante (e maledetta la mia memoria, non ricordo se vada tagliato a luna calante o a luna crescente).

Per la verità il venditore mi assicurava che la trave tagliata nel periodo giusto non si sarebbe crepata.

Ma la saggezza popolare non si fermava qui: le foglie vanno piantate con la luna crescente (le foglie “crescono” verso l’alto), le radici (carote, patate, ….) con la luna calante (le radici crescono verso il basso).
Antiche opinioni, credulità o concetti veri scientificamente provati?
La tradizione popolare ha sempre, a mio avviso, una base realistica: la tradizione popolare si basa sull’osservazione e come dicevo in qualche articolo di qualche tempo fa, è basata sul tramandarsi millenario dell’osservazione della natura e quindi basato su basi statistiche di assoluto rispetto, benché difficili da dimostrare in quanto tramandati dalla sapienza non scritta dei nostri vecchi. Ma perché non credere se non con una forte evidenza provata scientificamente?
Le maree esistono: sono l’effetto della forza di gravità della luna che periodicamente “attrae più o meno” le masse d’acqua degli oceani e dei mari: è una forza spaventosa se pensiamo a quanta forza deve avere un fenomeno che riesce a sollevare il livello del mare per decine di metri in quota e per milioni di chilometri quadrati in superficie. Nessuno di noi mette in discussione questo fenomeno e il contributo della forza della luna e allora perché pensare che la luna possa dare SOLO questo contributo.

La vitalità nella vegetazione, negli alberi, è data dalla linfa, un liquido che grazie a forze osmotiche riesce ad alimentare e a mantenere la vita negli alberi. Se potate rami di vite nel periodo sbagliato avrete la triste fortuna di vedere la linfa della vite; piccole goccioline, piccole lacrime che usciranno dal taglio del ramo di vite: è la linfa. Se la vita di un albero è linfa perché non pensare che la luna possa influenzare la vita di un vegetale? D’altra parte la luna è capace di “sollevare le acque” e la potenza e la forza di una marea è sotto gli occhi di tutti.

Le vite è una pianta terrestre: ogni sua foglia va verso il basso, ogni suo ramo cerca la terra, sicuramente la vite crescerà di più durante la luna calante che spingerà la sua linfa verso la terra, verso la vita, verso la rinascita, il contrario del cipresso i cui rami sono tutti orientati vero il cielo, ascendono, anelano all’infinito, sono come fiamme naturalmente protese verso il cielo. Non per nulla la vite è da millenni usata per rappresentare la vita e il cipresso è associato alla morte, all’ascesa. La luna non può non avere influenze diverse su queste piante governandone le fasi di crescita influenzando con la sua enorme forza la presenza di linfa?

In verità una base scientifica su queste teorie c’è ed è basata su tante sperimentazioni: è vero, pensare di incrementare la produttività di una vigna sfruttando la luna non dà business, per cui queste teorie non hanno la spinta “marketing” che si meriterebbero, ma esistono prove scientifiche che peraltro hanno dato origine a calendari, che danno indicazioni su come e quando operare nell’orto o in genere in agricoltura per massimizzare produzioni e risultato.
Quest’anno ho deciso di verificare sulla mia pelle questi calendari e, anche seguendo il consiglio di un amico, farà le mie prove su tanti bei ravanelli: se la teoria è confermata a seconda del periodo di semina avrò forme diverse del ravanello, e diverse forme del ravanello stesso a seconda che la semina sia stata più o meno influenzata da luna, Giove, Saturno, congiunzioni od opposizioni tra pianeti. Vi farò sapere, ma sono fiducioso che farò importanti osservazioni.

Perché scrivere di tutto questo? La nostra vita è influenzata da un infinito numero di parametri; sono situazioni locali, ambientali e cosmiche la cui combinazione genera un risultato: una crescita, uno sviluppo, una regressione, un umore, uno stato d’animo. La nostra vita, quello che facciamo, quello che coltiviamo, quello che creiamo è l’effetto condizionato di situazioni note, e soprattutto, non note, che non conosciamo e che possiamo solo intuire e subire. La scienza ha fatto passi da gigante per interpretare e gestire la natura, ma sa interpretare solo una piccola parte dei fenomeni dell’universo, una minima parte. Di una piccola parte ha una giustificazione logica per la quale riesce, la scienza, a riportare e ricostruire il fenomeno con le categorie di causa/effetto, di una parte ha solo l’interpretazione degli effetti, ma non ha ancora trovato le cause, ma la maggior parte dei fenomeni legati al mistero della vita rimangono ancora senza una spiegazione razionale riconducibile alle categorie umane di rappresentazione.
Non dobbiamo pensare che abbiamo capito tutto, ma abbiamo ancora tutto da imparare. il non trovare la spiegazione razionale o scientifica di un fenomeno non vuole dire che non esiste, la scala temporale per la verifica scientifica, applicando il metodo sperimentale, non è compatibile con i cicli naturali se pensiamo a fenomeni di transizione naturale, cambi climatici, evoluzione…ma tutto questo non presuppone che fenomeni legati da meccanismi di causa ed effetto non ci siano.

La luna ha una grande forza, lo abbiamo visto. Sa sollevare distese inimmaginabili di oceano per metri e metri; il corpo umano è fatto al 75% di acqua, come pensare che la luna non abbia un effetto sul nostro corpo?

“Oggi ho la luna storta….”

image
L’albero celtico della vita: simbolo dell’eterno legame tra cielo e terra, luna e sole.