E poi, purtroppo, arriva, di nuovo, il lock down…
il fine settimana scorso ci siamo di nuovo reimmersi nel nostro angolo di paradiso. Per tutto il sabato e la domenica abbiamo ripulito il vigneto di bronner e parte del confine del bosco di parte degli alberi infestanti che tentavano ancora di estendere la foresta rigogliosissima che circonda a spese del nostro vigneto. Eravamo pronti ad due giornate di lavoro e obiettivamente non ci aspettavamo di dovere fare fronte ad un insolito passaggio di persone che, nei limiti imposti dal DPCM cercavano di godersi le belle giornate e il privilegio di “attività motoria in prossimità della propria abitazione”. Il criterio di prossimità è obiettivamente soggettivo, sta di fatto che prossimi a noi, benché la prima casa con residenti sia a 900 metri dalla cantina, abbiamo scoperto che ci sono tantissime persone che sono “prossime” a noi.
Tanti hanno percorso la strada che costeggia il vigneto, tanti ci hanno chiesto cosa facessimo lì, cosa producevamo, tanti hanno scoperto che a pochi passi (in prossimità appunto) della loro abitazione esisteva un posto con un paesaggio bellissimo e con una produzione vinicola che ambisce alla qualità. Ed è stato bella questa curiosità e questa condivisione.
Vero è che il lockdown è quanto di più lontano poteva capitare a questo nostro mondo che fino a pochi secondi prima dell’arrivo del Covid (e in verità per certi versi anche adesso) era tutto strategicamente rivolto alla globalizzazione; si, perché il rendere tutto brand, ed esasperante in concetto a livello globale aveva in un certo modo messo da parte i nazionalismi o meglio ancora i localismi o i campanilismi per concetti globali di status symbol. In un epoca in cui il vestire “italiano” è fatto da capi confezionati in Vietnam uguali in tutti i negozi del mondo nulla è più controproducente di un lock down che spinge di fatto le persone a rivolgere la loro naturale propensione alla curiosità verso quello che è più sanale e scontato: quello che ci sta intorno.
Quindi ben venga la riscoperta di quel mondo sconosciuto che è a due passi da casa, ben venga la riscoperta del paesaggio, del pane e salame, del vino del contadino, ben venga quella economia ci vede, peraltro in maniera steineriana, membri di uno stesso organismo che vive, collabora e che ci fa sentire parte del tutto. Ben venga questa nuova “non globalità”

