Come lavoriamo in cantina

– la fermentazione

Fermentiamo in piccole botti, preferibilmente in acciaio inox. Questo ci permette di vinificare senza regolazione della temperatura. Così, si possono fare follature manuali e rimontaggi più facilmente. Questo garantisce una maggiore facilità di manutenzione e igiene nella fase più delicata del processo di vinificazione. Per i vini rossi, preferiamo utilizzare le vasche in acciaio inox per facilità di manutenzione e igiene. Durante la vendemmia, le fermentazioni avvengono tenendo le diverse varietà separate. Fa eccezione il caso dei vini provenienti dalla vigna vecchia. In questo caso, le uve rosse per il rosato vengono raccolte insieme.

Le nostre fermentazioni sono spontanee. E questo allo scopo di cercare espressioni di terroir e dell’annata. I lieviti si trovano nella polvere bianca (chiamata pruina) sulla buccia dell’uva e o sono presenti in cantina.

– affinamento e assemblaggio –

Per i mono vitigno ci fidiamo intuitivamente della nostra degustazione. Ascoltiamo il nostro desiderio e di fatto aspettiamo quando per noi è pronto. Così nascono “Driade felice”, “Alto della Poiana” e “Barlinèt”. Per l’assemblaggio di “Così è se vi pare” si valuta ogni volta la base di moscato rosso. Degustiamo l’effetto e valutiamo le diverse combinazioni con i vini di cantina provenienti da vigne vecchie. In particolare, determiniamo le quantità da aggiungere nel blend di Barbera, Cabernet Sauvignon o Merlot. Se mancano elementi di comprensione, o siamo presi dal dubbio, assaggiamo con chi può aiutarci. Valutiamo così anche le percezioni degli altri. In questo modo troviamo la chiave per rispondere alle nostre incertezze ed arriviamo all’assemblaggio finale. Analogo è il processo del “Tilamore”. È più semplice perché i vitigni che aggiungiamo al Bronner, Malvasia Istriana e Moscato Giallo, sono meno rilevanti. Pertanto, l’assaggio delle combinazioni di blend è meno significativo. Solitamente manteniamo il moscato sotto il 15% per evitare che il moscato diventi preponderante al naso.

In ogni caso non ci sono aggiunte enologiche. I solfiti sono aggiunti solo in caso di necessità (in caso di innalzamento della volatile).

Monologhi della vigna: il vino

ogni vino alla è fine unico

dalla mente arrivano i ricordi di quelle frasi che ogni tanto ti rimangono impigliate nel cervello…“il vino (il vino di una data qualità, zona di produzione circoscritta, annata, partita, botte e, in certi casi, bottiglia) può paragonarsi soltanto a un essere umano e vivente, immisurabile, inanalizzabile se non entro certi limiti, variabile per un’infinità di motivi, effimero, ineffabile, misterioso. Esigere un vino “stabile” è la più grande sciocchezza che un bevitore di vino possa commettere.” solo dopo molti anni ho capito cosa voleva dire (Mario Soldati)

il vino “comincia sempre con il rifiutarsi, con garbo e villania secondo il temperamento, e si concede solo a chi aspira alla sua anima oltre che al corpo. Apparterrà a colui che lo sa scoprire con delicatezza” aveva capito tutto (Luigi Veronelli)

E’ vero; il vino è corpo, ma è anche anima: il vino è amore del corpo e dell’anima.

non so se esiste qualcosa dove la relazione tra uomo, vite, terreno, tempo, possa produrre una intimità di tale potenza: l’uomo ha dominato il mondo, solcato i mari, scalato le montagne, ma solo chiedendo alla pianta di legarsi al terreno, aggiungendo la propria passione e la propria pazienza e la propria competenza è riuscito a ricavarne qualcosa di unico, per sé, per gli altri: qualcosa che è il più intimo legame tra me, uomo, la terra dove coltivo, la vigna, la stagione, il tempo

vorrei che tutti capissero e imparassero, ogni volta che sorseggiano un bicchiere a sollevarlo verso il cielo, a guardarlo nel profondo: si può ammirarne il colore, la densità, si può annusare, respirando a pieni polmoni pensando alla terra che lo ha generato, lo si può assaporare con calma ad occhi chiusi, e godervi il sorso che lentamente vi avvolge

ma soprattutto bevete alla salute di tutti quelli che hanno portato vita, sudore e passione in quel bicchiere; pensate alla stagione, alla vite, al terreno; pensate al vignaiolo che con costanza e pazienza, ha lavorato mesi e mesi per portare il vino nel vostro bicchiere, camminando e curando la sua vigna, mirando e curando le sue botti

lui sa la passione che ci ha messo, e lui sa come ha trovato il modo di arrivare alla fine del cammino per fare il vino della sua annata, della sua vigna, che per buono e cattivo che sia se è frutto di passione e amore.

Monologhi della vigna: verso la vendemmia

raccolgo i piccoli grappoli, salendo tra i filari; oggi la vigna è ordinata e precisa, e ha attraversato le stagioni: guardo le gemme che ho curato l’inverno, fino a quando sono divenute foglie, e poi rami e poi hanno portato il frutto che adesso raccolgo,

è un ordine che parte dalla potatura di inverno: è allora che guardo le gemme, che decidiamo dove crescere e scelgo cosa tenere; sarà da quelle gemme che nascerà la foglia, nascerà il ramo, nasceranno i frutti, sarà da quelle gemme che inizierà la crescita furiosa di aprile, l’allungo di maggio, quando cerchiamo, io e la vite, l’ordine

e cammino e salgo e raccolgo: mastico, respiro, e annuso, pensando al vino che verrà

l’ordine è di chi anela al cielo, ma è attirato dalla terra: produrrà e allungherà i suoi viticci che, come per magia, troveranno un ramo, un filo, e con infiniti movimenti senza muscoli, un magico movimento fatto da intime cambi di forme, di bilanci di densità, di differenze di temperatura che fanno muovere cose che l’uomo distratto e chino sulle pendenze giornaliere non riuscirebbe mai ad immaginare, eh sì, perché la vite di muove, si cerca, si parla, si ama…. oggi io, ritrovo su quei rami, i grappoli, la vita, il futuro, ma anche il passato delle scelte che ho fatto e tutte le volte che l’ho osservata camminandoci

e cammino e salgo e raccolgo: mastico, respiro, e annuso, pensando al vino che verrà

la vite al mattino è reattiva e le foglie sono le foglie ritte e vive, pronte alla nuova giornata, fresche dal sonno e dal risveglio; si orientano al sole perché le piante si muovono e sanno quello che vogliono e anche le foglie si muovono…ruotando verso il sole, in un eterno equilibrio di chimica che è movimento, che le apre verso il sole, e le piega, quasi a nascondersi, quando invece l’arsura le coglie impreparate; come a dire, oggi non servi, mio sole, se mi privi anche di poco di quell’acqua che è vita 

e intanto continuo, raccolgo i piccoli piccoli grappoli da piante oggi ordinate e precise, ogni grappolo al suo posto

oggi devo capire quando vendemmiare, e cammino e raccolgo: un acino in cima al grappolo, un acino in mezzo, un acino vicino al peduncolo, un grappolo vicino al tronco, un grappolo lontano, devo chiedere alla vite se è pronta: le giornate si accorciano in questo inizio autunno, la vite è stanca, le foglie si ingialliscono

mastico l’acino, lo annuso, l’aria entra nel naso, cerco di percepire in vino che verrà, in un respiro un anno: la raccolta, la diraspatura, la svinatura e il travaso, la fermentazione, il riposo, tutto passa in un respiro dalla narice al cervello per cercare di capire se è tempo per il raccolto

mastico il vinacciolo, è marrone, non è più verde e non ha astringenza: sembra nocciola, sembra gradevole forse è ora, forse è il momento

guardo il cielo è limpido, sta albeggiando e il sole sorge illuminando il mondo

non è facile salire su quelle linee dritte senza sosta lunghe e ripide: tutte le volte pensi di non avere più l’età. Ma passo dopo sasso, pianta dopo pianta devo salire, raccogliendo, masticando, e intanto respiro con l’affanno che cresce

anche per me una nuova stagione, una vita, in questa vita che è vite

e intanto annuso, immagino il vino che verrà: cammino, e salgo e raccolgo. Ogni anno diverso, ogni anno speciale, mi fido dell’istinto del naso e del tempo, di quello che vedo, di quello che sento e di quello che faccio

quest’anno la pianta è stanca, non ce la fa, le prime foglie del ramo stanno appassendo, solo all’apice la clorofilla lavora e porta: spinge succhia raccoglie dal terreno quello che le ultime energie le lasciano, la terra è dura, compatta, di sasso, anche l’erba di solito invadente sembra soffrire

e cammino e salgo e raccolgo: mastico, respiro, e annuso, pensando al vino che verrà

l’orizzonte è limpido, il freddo la mattina comincia ad essere stringente, occorre decidere: al gusto l’acino è fresco, il nocciolo è croccante, il peduncolo è ormai legno; da oggi l’uva non ha più nutrimento e comincia ad appassire

non è facile capire come se è ora per la vendemmia, l’uva cambia, di pianta in pianta, la vendemmia è una; ci sono piante rigogliose, alcune piante meno, i rimpiazzi più giovani stanno già fruttificando e tutto entrerà nel vino, nello stesso vino

riguardo il sole che nasce, ci saranno ancora delle belle giornate, la temperatura non è ancora scesa forse ce la facciamo a resistere ancora un po’ e portare l’uva in cantina perfetta

cammino, salgo, raccolgo, mastico, respiro annuso gusto

non ci sono nuvole, non ci sarà grandine andiamo avanti… verso la vendemmia

Monologhi della vigna: inverno

gennaio…un inverno come tanti, forse leggermente più caldo rispetto a qualche anno fa, il sole radente e basso, una leggera foschia all’orizzonte, il verde domina il panorama, un verde tenue, invernale appunto; uno uomo con una giacca rossa, due poiane che si inseguono, un rumore ritmico, il taglio della forbice con cui l’uomo sta potando la protagonista del dialogo di oggi: la vigna.

affronto il freddo di quest’inverno nuda, mi hanno abbandonato le mie foglie, ma mi rimane l’essenziale, il legno, le radici, ed i miei tesori: le gemme

l’uomo che mi cura mi sta spogliando privandomi di ogni pudore: ora sono tornata snella e libera a orpelli, libera da rami, vinaccioli e rametti, pronta per affondare i rami nel cielo

mi riparo dal freddo, dal gelo, godendo degli sprazzi di sole che spesso arrivano, anche ora, a gennaio, e scaldano il mio cuore, mentre aspetto la primavera

l’inverno è acqua, è neve, è pioggia è sole, ma è riposo, concentrazione, ricarica

nell’infinito incedere del tempo, mi ritrovo a fremere per tornare alla vita: aspetto che le giornate inizino ad allungarsi quando qualcosa finalmente succederà: le gemme mi chiameranno, hanno voglia di crescere, si prenderanno la linfa, come ogni anno, come ogni primavera…per spiccare il volo

e allora mi allungo: prima una, piccola e tenue fogliolina si libera dal suo guscio vellutato: la gemma che l’accudiva, e dopo la prima sanno due, tre foglie, e poi quattro, cinque, e poi ancora le altre e finalmente la primavera e la vita ritorneranno a farmi scoprire il cielo