10 motivi (seriamente ironici) per bere vino

Per dimenticare che fai vino. Così, almeno per un bicchiere, ti sembra un bel mestiere.

Per parlare meglio le lingue straniere. Dopo due calici diventi madrelingua di qualsiasi cosa.

Per fare amicizia. Nessuno si è mai abbracciato davanti a una tisana.

Per dare un senso alla cantina piena. Non puoi lasciarla lì a guardarti, no?

Per allenare il naso. Così impari a distinguere il profumo di ciliegia da quello di… ciliegia.

Per giustificare le figuracce. È sempre stato il tannino, mica tu.

Per sentirti filosofo. Dopo il terzo bicchiere, risolvi pure il senso della vita.

Per combattere la noia. Perché guardare la tv, quando puoi guardare il bicchiere?

Per sentirti sano. “Un bicchiere al giorno fa bene al cuore”. Nessuno ha mai detto quanto grande il bicchiere.

Per brindare. A cosa? A tutto: al sole, alla pioggia, al vicino antipatico, persino alla suocera… col vino tutto sembra brindabile.

Monologhi della vigna: in fermento

la cantina è in rivoluzione; il mosto sta procedendo: nel silenzio del mondo si sente il bollore della magia della trasformazione: zuccheri che diventano alcool…

non posso perdere tempo nemmeno oggi

anche oggi devo agire, ossigenare, muovere le bucce, affondare il cappello premendo sul follatore

devo annusare, guardare, ascoltare, assaggiare…la fermentazione procede, i profumi inebriano, l’anidride si sparge nell’aria ed io non posso fermarmi…

misura, spilla, muovi, cambia, annota…un giorno dopo l’altro nella corsa che porta dall’uva al mosto, da mosto al vino

ho le mani appiccicose e le dita nere, è lo zucchero che dalla vendemmia ti penetra la pelle, è il colore dell’uva che di prende e ti conquista e che diventa parte di te

ho le dita nere, il segno dell’intimo matrimonio tra me, l’uva, il mosto e il vino: il frutto del matrimonio tra me e la terra

ma ora sono qui, con le dita nere e preparo qualcosa per gli amici che verranno: il lardo, affumicato con il ginepro, sarà ottimo per i nostri vini, affetto il salame che viene dai campi all’orizzonte della vigna e dispongo il formaggio che viene dalla valle

sono le piccole cose che raccolgo dagli amici, pronte a fare conoscere alla piccola fetta di mondo che decide di passare da qui

e sarà bello confrontarsi, condividere, notare le impressioni, valutare le espressioni

è un po’ freddo oggi e non è l’ideale bere il rosso così freddo, ma la stagione è questa, si sentiranno di più i tannini, ma non so se chi verrà a degustare lo capirà, ma non importa, anche questo fa parte della vita

non so nemmeno come ha fatto a trovarmi, chi decide, non sapendo dove andare di prendere una strada che non porta quasi a nulla per venire a trovare me, nel mio paradiso

vedranno le dita nere, ma in questi giorni respireranno il mosto

a volte di inizia con un po’ di freddezza, a volte prevale la timidezza, qualcuno addirittura è un po’ guardingo nel valutare quello che dico, ma finisce sempre con un abbraccio, con la promessa di tornare, tutti consapevoli che le ore passate insieme e attorno ad una bottiglia di vino sono in fondo una fetta di vita che entra nel bagaglio di ciascuno di noi

vedono le dita nere, perché ho messo le mani nel mosto, nelle bucce e nel vino e lo zucchero mi è entrato nella pelle, arrivando nell’anima come il profumo del primo vino

quando verso il vino il silenzio prepara l’attimo della degustazione: in fondo sono venuti qui per questo, per conoscere il mio vino, non per conoscere me

forse ne venderò un po’

è l’atto finale del lungo processo della mia passione ma vorranno sapere di tutto, come è fatto, cosa faccio, come avviene, cosa avviene, i trucchi, i segreti, come evolve, come fosse possibile spiegare davanti a un piatto e a un po’ di vino il miracolo della vita, il miracolo della natura

mi chiederanno cose che non ricorderò: i giorni di fermentazione, l’età della barrique, la temperatura di una certa fase: a volte non ricordo, qualche volta non lo so

qualcuno arriverà all’essenza del miracolo che entra nel bicchiere e solo pochi capiranno, nel loro intimo, che io ho solo fatto il guardiano di un processo antico che non ha bisogno di altro se non del tempo, della pazienza e della passione 

mi chiederanno quale è il vino che preferisco dei miei: quale annata, quale vitigno, ma non ho mai risposta, so solo raccontare la stagione del vino: il vino che viene dall’uva che ha preso più sole, quello che ha preso talmente tanta grandine che ancora arrabbiato, il vino che si è fatto aspettare e il vino che verrà

ci sarà pure un vino migliore dell’altro, quello più buono, quello venuto meglio, si, lo so, ma non riesco veramente a rispondere a una domanda così 

…molti capiscono, molti no, qualcuno mi parlano del difetto che ogni tanto scorgono nel bicchiere di quel particolare sapore, del fatto che qualche mese prima era diverso oppure solo qualche minuto fa…

io so perché è così, so quale scelta in quel momento quel vino ha preso quella strada, forse era la sua strada, forse anche la mia, ed è allora che penso che alla fine ogni vino abbia un senso, per buono e cattivo che sia, e soprattutto penso che il vino, quel vino, non solo sia frutto della vigna della stagione e del lavoro del vignaiolo, ma quando viene bevuto diventi il compimento del ciclo della vita

di tutte quelle persone rimarrà qualcosa del loro passaggio, come a loro rimarrà qualcosa del tempo passato qui

Bilancio Vendemmia 2020

La stagione 2020, partita con i migliori auspici e l’aggiunta del vigneto di Cabernet franc, è stata pesantemente caratterizzata dal lock down primaverile che ci ha di fatto positivamente focalizzare sulle attività in vigna in primavera a discapito però delle attività di vendita. Partendo dal vigneto di Merlot, le attività di potatura si sono estese al Marzemino, al Bronner e al nuovo vigneto di Cabernet Franc che ha subito un trattamento importante di potatura di ritorno atta a recuperare le piante dall’incuria degli anni precedenti.
La primavera è stata meravigliosa, forse grazie alla chiusura totale che ha tolto parecchio inquinamento dai cieli con bellissime fioriture. Le api hanno prodotto parecchio miele: dal miele al ciliegio primaverile fino al miele millefiori al vino dal sapore di merlot settembrino; in mezzoil miele di tarassaco, di acacia, di castagno, e un gradevolissimo millefiori agostano.
I vigneti di sono stati molto generosi in qualità con una buona resa. Fortunatamente quest’anno non abbiamo avuto problemi di grandine, anche se la resa per ettaro di quest’anno ha un po’ risentito dei danni delle tre grandinate del 2019.
I mesi di difficoltà commerciale sono stati caratterizzati da una bona richiesta di vino da privati grazie alla disponibilità alla consegna a domicilio, attività che ci ha permesso di incontrare e conoscere parecchi clienti già estimatori del nostro vino che fino al lock down avevano apprezzato nei ristoranti. Per questo motivo abbiamo anche deciso alla ripresa di contattare tutti i nostri ristoratori per ringraziarli e per valutare come agevolarli nella ripresa delle attività.
L’estate è stata caratterizzata da una piovosità abbondante, ma regolare senza fenomeni climatici estremi e ha portato in vigna, grazie anche al grande lavoro in campo con trattamenti bio e Biodinamici, uve di qualità a partire dal nostro merlot. Qiest’anno raccolto un piccolo quantitativo di Bronner, abbiamo avuto una prima vendemmia del Cabernet Franc che ci porterà finalmente ad un allargamento della gamma di vini. Un po’ penalizzato purtroppo da una famiglia di Tassi voraci il vigneto Cabernet dove i tassi ci hanno letteralmente “mangiato” metà del raccolto. Speriamo che il 2021 sarà l’anno del Marzemino.
Le uve sono già vino dopo un intenso mese di ottobre in cantina dove la fermentazione spontanea non ha avuto nessun problema, anche l’esperienza della vinificazione in bianco è stata interessante e divertente, per una piccola quantità di un macerato interessante e piacevole.
L’entusiasmo per i vini del 2020 è alle stelle, speriamo che il risultato sia all’altezza delle aspettative.
Altro particolare che ci piace citare è la collaborazione data a due amici neo-vignaioli che quest’anno hanno deciso di recuperare altri vigneti dall’abbandono: entrambi hanno seguito la nostra filosofia. A loro va la mia ammirazione per avere tenuto duro per tutta la stagione con costanza e caparbietà, sperando i nostri suggerimenti siano stati utili per un prodotto sano e buono, ma saranno i risultati (spero) a dirlo.
Altro dettaglio ci sono mancati gli incontri con gli amici vignaioli e amici amanti del vino negli eventi fieristici tutti cancellati. Speriamo di rivederci presto sperando in una scomparsa rapida della pandemia.

Distilliamoci

Quest’anno abbiamo deciso di aggiungere alla nostra offerta una grappa. Era tempo che ci pensavamo, poi l’annata amara ci ha portato a consolarci inseguendo un altra avventura. Abbiamo così incominciato la ricerca di qualcuno che potesse estrarre l’essenza del nostro merlot. Poco convinti abbiamo cominciato ad esplorare le strade più comode, distillatori noti, i distillatori dei nostri colleghi finché ci siamo imbattuti in una bottiglia di acquavite straordinaria. Frutto di una doppia distillazione e diluita con acqua di ghiacciaio ci ha subito entusiasmato per gradevolezza e freschezza pur pungente come una lama. Era distillata in Alto Adige, ai piedi delle nostre amate Dolomiti (beh non tanto ai piedi, visto che la distilleria è sopra i 1000 metri).

Abbiamo così contattato il distillatore con cui abbiamo trovato subito accordo sugli intenti nel ricercare una grappa secca, la sintesi estrema della vigna. E’ stato interessante il confronto con il distillatore il quale naturalmente ha voluto farsi convincere partendo dalla qualità del nostro vino; in effetti l’insospettiva in nostro essere “naturali”, voleva essere certo che la naturalità non ponesse in secondo piano la qualità del vino. Alla fine lo abbiamo convinto e ci siamo convinti e Florian (il maestro distillatore) ha accettato le nostre vinacce e operato il miracolo di estrarre l’essenza delle Driadi nel nostro Merlot.

La nostra grappa si chiamerà Folèt…perché in fondo è una piccola follia.

Ho le dita nere

Ho le dita nere. Direi di più: abbiamo le dita nere…

E’ lo zucchero che penetra, il colore dell’uva, il colore del sole trasformato da foglie e radici, e adesso mi ritrovo le mani nere. Sembrerà strano ma di tutto quello che abbiamo fatto per la vendemmia e per la vinificazione la cosa che mi ha colpito di più è proprio questa: le dita nere…

ma non solo, le dita profumate di mosto, un profumo di dolcezza che è penetrato nella pelle, nel corpo, come il nero delle dita.

E dire che l’avevo notato, tempo fa, quando in cantina ci andavo a degustare o a cercare di capire: avevo notato quelle dita nere in qualche viticoltore, forse quelli più appassionati, oggi capisco, quelli che nel mosto ci mettevano le mani, quelli che le bucce le tolgono dai serbatoi, quelli che il vino se lo sentono dentro.

Ogni tanto mi guardo le mani, le annuso, e penso al mio vino, che mai avrei pensato di riuscire a fare, mentre ora è li, che mi aspetta e mi dico, orgoglioso, ho le dita nere.

La biodiversità come esperienza a km zero

Oggi proviamo a parlare di biodiversità.
Biodiversità è la presenza naturale di una varietà incredibile di specie animali e vegetali sulla terra.
La terra è un equilibrio fantastico tra queste specie, che sono frutto di millenni di evoluzione, di adattamenti, di selezioni naturali che hanno fatto di ogni specie vegetale un microcosmo che accumula in sé tutta la storia dell’evoluzione.
La biodiversità è un tema dell’Expo; la biodiversità è stato un tema di un G8. A Siracusa i politici delle 8 nazioni più industrializzate nel 2008 hanno scritto la carta di Siracusa, una carta d’intenti per la salvaguardia della biodiversità . Si sa, i politici predicano bene, ma poi per quanto riguarda i fatti…di fatto il 2010 è stato l’anno della biodiversità, ma nessuno se ne è accorto. La carta di Siracusa però è importante, sancisce per la prima volta che la tutela della biodiversità è una questione economica.
La carta afferma che i politici sono “preoccupati che la perdita della biodiversità e la conseguente riduzione e danno dei servizi ecosistemici possa coinvolgere l’approvvigionamento alimentare e la disponibilità di risorse idriche, nonché di ridurre la capacità della biodiversità per la mitigazione e per l’adattamento al cambiamento climatico, così come mettere a repentaglio i processi economici globali;
Ma malgrado la preoccupazione non ricordo personalmente atti concreti.

Abbiamo parlato globalmente di biodiversità, ma personalmente? Beh, l’impatto della riduzione di biodiversità lo viviamo tutti i giorni. Facciamo un esempio: quando compriamo le mele, quante tipologia di mele compriamo? Golden? fuji? Stark? Renetta? E poi?
Ci sono circa 3000 varietà di mele, ma il 70% della produzione è per 6 tipi di mele. La val Seriana era un terreno vocato per le mele. Il Pom Diaol, il Pom féra, e altre varietà erano rigogliose nella piana di Albino e approdavano a Milano quasi ogni giorno prima dell’avvento della cultura del gelso da baco da seta e dell’industrializzazione della valle. C’era la mela morbida, quella che diventava buona solo dopo qualche mese, importante scorta alimentare (senza conservanti) per l’inverno. Queste mele stanno sopravvivendo, grazie a pochi volenterosi che stanno conservando e riproducendo le antiche varietà. Il recupero delle mele però non basta, e vogliamo anche noi dare un contributo alla tutela della biodiversità.

Una piccolissima azienda agricola in bergamasca ha deciso di cercare e recuperare vecchi vitigni bergamaschi. La viticoltura bergamasca ha vissuto negli anni ’50 e ’60 l’invasione dei vitigni francesi, merlot e cabernet in primis. I vitigni francesi, abituati a climi peggiori del nostro erano più resistenti e produttivi, per cui vennero eliminati i vitigni elaborati da centinaia di anni per adattarli al nostro territorio per sostituirli con merlot e cabernet ( la Doc Valcalepio è il classico taglio bordolese merot+cabernet).

Risultato? Un vino dignitoso, con delle eccellenze, ma comune, diffuso,senza le vere caratteristiche del terroir bergamasco. Per questo l’azienda -agricola Le Driadi si è impegnata in questa opera di ricerca agroarcheologica: crede che qualche varietà antica sia sopravvissuta, vorrebbe trovarla, riprodurla, verificarne le caratteristiche e conservarla. Abbiamo deciso di sostenerla e di chiedere aiuto ai nostri lettori: se avete memoria di vecchie piante, vecchi vigneti, orti piante contorte, ma ancora vive segnalatele, parlate con gli anziani, chiedete che vino o che uva era, magari la varietà aveva un nome dialettale, aveva delle caratteristiche e segnalatecela: sarete complici in un tentativo di recupero e conservazione e paladini protagonisti della conservazione di un piccolo frammento di biodiversità, piccolo, ma significativo.