Aggiornamento

Rieccoci a per un veloce aggiornamento della nostra situazione, è passato ormai quasi un anno dalla Vostra visita.

Anno molto intenso e molto importante per noi. A Gennaio Gabriella ha definitivamente scelto di dedicarsi al vigneto al 100% per cui ogni giorno dedica con dedizione e passione il suo tempo alla cura del nostro paradiso.

  • Il vigneto è rimesso a nuovo: rinnovate e legate le piante di vite, preparate le buche per la messa a dimora delle barbatelle di rinnovo, ripulito il sottofilare dalle infestanti più invadenti (sempre manualmente e senza prodotti di sintesi)
  • Ci stiamo avvicinando all’imbottigliamento!!! Ad Aprile avremo in bottiglia la vendemmia 2015, e a maggio la vendemmia 2016. Allora ci sarà il primo vero riscontro alla nostra passione: piacerà? Non piacerà? Noi ce l’abbiamo messa tutta.
  • Stiamo pianificando la nostra presenza nelle manifestazioni del territorio (Andar per corti a Caprino a maggio e street food a Ponte San Pietro i primi di giugno, VI ASPETTIAMO)
  • Continuano a credere nel nostro sogno e comunichiamo con orgoglio che è in via di finalizzazione l’acquisto del nuovo terreno per il nuovo vigneto (ci stiamo orientando verso un clone di marezzino molto interessante…ma se volete approfondiamo.
  • Abbiamo pronte le mele le mele “agordine”, salvate dall’abbandono, pronte ad essere piantate (a presto la loro storia)
  • Abbiamo approfondito i temi relativi all’agricoltura biologica e i principi di coltivazione steineriani, potrebbe essere argomento di un’altro interessante confronto.
  • Stiamo finalizzando brochure ed etichette per presentare i nostri prodotti con una cornice degna.

Vi aspettiamo presto da noi (da maggio se desiderate con assaggio…)

Un cordialissimo saluto

Luciano, Gabriella, Marco con Fea e Doris

Un’altra stagione

Ebbene sì, l’avventura di questa stagione è arrivata al suo apice agronomico: il tre ottobre abbiamo vendemmiato.

La stagione iniziata esattamente un anno prima ha portato i suoi frutti, una vendemmia ricca con un uva con un buon contenuto di zuccheri, una buona acidità che ci porterà ad assaggiare le prime bottiglie tra un anno. Anche quest’anno abbiamo imparato molto, moltissimo, ma soprattutto abbiamo anche capito come fare meglio. 51 quintali di uva sono nei nostri serbatoi e sono già vino, orgogliosamente vino.

Ora si pensa alla prossima stagione, che è già cominciata, a come impostarla, a come gestirla, a come ingrandirsi.

Verso la vendemmia

Speriamo che il peggio sia passato…e che finalmente arrivi l’estate. In questo scorcio di fine primavera ho proprio pensato che i tropici e i monsoni si trasferissero da noi. A giugno nel vigneto sono caduti 251mm di acqua, il che equivale a 251 litri per ogni metro quadro, una colonna d’acqua enorme. Lo so, il dato non vuole dire nulla, ma per dare un’idea pensiamo che in tutto l’anno, fino al 18 giugno ne sono piovuti 714 di millimetri, questo vuole dire che nei primi cinque mesi dell’anno è piovuto il doppio di quanto è piovuto nei soli primi 18 giorni di giugno; è vero, non possiamo fare la media del pollo, è logico che la media è una media e terrà conto di mesi più e meno piovosi, ma tant’è che il giugno di quest’anno è stato un picco importante. Tanto per fare un paragone il luglio del 2014, che tutti ricordano come un luglio in cui “ha piovuto tutti i giorni” i mm di pioggia furono circa 200 nella stessa zona: parliamo in effetti di una prima metà di giugno eccezionalmente piovosa, una pioggia da record.

La vigna che sembra non ne abbia risentito: il carico di pioggia eccezionale ha lasciato le foglie “scoperte” della loro bio-protezione di zolfo e rame, ma non si intravedono per ora le avvisaglie delle due malattie temute dai viticoltori: lo iodio e la peronospora. Per contro i tralci raggiungono in alcuni casi il metro e mezzo; considerato che ad aprile erano germogli  un bel successo (in un altro articolo citai Munari che definì l’albero “l’esplosione lentissima di un seme”, definirei il tralcio di vite, l’esplosione quasi veloce di un germoglio…)

La dipendenza da fattori assolutamente naturali contro i quali ci si sente spesso impotenti è una caratteristica forte della mia “impresa” agricola: nulla è certo, tutto è trasformabile, i segnali di un’annata eccezionale possono essere distrutti da mezz’ora di grandine quanto da una pioggia insistente di qualche giorno. Settimana scorsa altri “nemici” ad esempio: un gregge di pecore ha invaso il vigneto: oddio, un po’ di pulizia all’erba non fa male, ma le pecore mangiano i germogli della vite? La cosa è ancora dibattuta in famiglia e dai “pensionati” che monitorano regolarmente il mio lavoro in vigna e che consulto spesso: “la pecora guarda in basso, non mangia i germogli!!” la sentenza più probabile, ma chi si fida?

E’ così che tra lo scortare l’orizzonte carico di nuvole nere, nel consultare i siti di previsione del tempo, nel telefonare ai vicini ansiosi: “ha grandinato?” e nel cercare sulle foglie i segni del temuto mal bianco (iodio) o della peronospora la riflessione porta sempre a pensare a quanto la nostra esistenza sia appesa a fenomeni naturali la cui evenienza condiziona irrimediabilmente e fatalmente oserei dire, il risultato stesso delle nostre azioni. E non c’è come avvicinarsi alla natura che il senso della nostra debolezza emerge a ricordarci che è lei la vera padrona.

Permettetemi una citazione colta sul senso della vita: da “Cuore di pietra” di Sebastiano Vassalli (Einaudi), l’epilogo finale.

“Ogni tanto gli Dei tornano ad affacciarsi sul golfo della pianura delimitato dalle montagne lontane, e applaudono e gridano stando sospesi lassù sopra le nostre teste, mentre assistono alle rappresentazioni di un autore che sa mescolare come nessun altro la tragedia e la farsa, e che si esprime con le vicende degli uomini pur restandone assolutamente estraneo: il tempo! Se gli uomini non esistessero sulla terra, lo spettacolo del tempo si ridurrebbe a ben poca cosa; ed è per questo motivo che gli Dei li hanno fatti esistere. Gli Dei di Omero – è risaputo – sono degli eterni bambini, e tutto li diverte: anche l’aggregarsi e il dissolversi delle nuvole, anche il cadere delle foglie in autunno e lo sciogliersi delle nevi in primavera hanno il potere di fargli schiudere le labbra, e di far scintillare i loro denti immortali; ma perché l’universo intero rimbombi delle loro risate bisogna mettere in scena ciò che il tempo sa fare con gli uomini, dappertutto e in quella pianura circondata dalle montagne che è, appunto, il loro teatro. Bisogna mostrargli la nostra protagonista com’ è adesso, vuota e buia e con i suoi saloni ingombri di calcinacci, di siringhe, di sterchi, di coperte insanguinate, di frammenti di vetro… Oppure, bisogna fargli vedere l’immensa pianura percorsa in ogni direzione da milioni di quei contenitori di metallo che noi chiamiamo automobili, e le piazze e le strade della città di fronte alle montagne, dove passarono cantando e schiamazzando i cortei delle bandiere rosse e quelli delle camicie nere, divenute percorsi obbligati per i nuovi mostri meccanici. Tutto sembra reale, adesso come allora e come sempre, ma è uno spettacolo del tempo: un’illusione, che di qui a poco svanirà per lasciare il posto a un’altra illusione. È perciò che le risate degli Dei rimbombano e rotolano da una parte all’altra del cielo con i temporali d’aprile, e che le loro grida d’incitamento spazzano la pianura con i venti d’ottobre. I personaggi di questa storia che è finita, e gli altri delle infinite storie che ancora devono incominciare, le loro futili imprese, le loro tragicomiche morti non sono altro che alcune invenzioni tra le tante di quell’eterno, meraviglioso, inarrivabile artista che è il tempo. È lui che ci parla con la nostra voce, che ci guida, che manipola i nostri desideri e i nostri sogni e alla fine cancella le nostre vite per sostituirle con altre vite, di altri uomini che noi non conosceremo mai. È lui che ci fa credere di essere il centro e la ragione di tutto, mentre ci ispira comportamenti e pensieri così stupidi che gli Dei ne ridono ancora quando ritornano lassù nel loro eterno presente, abbandonandoci agli sbalzi d’umore e ai capricci del nostro autore e padrone. Un suo battito di ciglia, e l’uomo che ha scritto questa storia non esisterà più; un altro battito di ciglia, e al posto della grande casa sui bastioni ci sarà un edificio di cristallo in cui si rifletteranno le nuvole e le montagne lontane; un terzo battito di ciglia, e i contenitori chiamati automobili saranno a loro volta scomparsi… Perché no? Soltanto gli Dei sono immortali, mentre tutto ciò che esiste nel tempo è destinato a perire. Homo humus, fama fumus, finis cines.”

 

Siamo buro-bio

Siamo buro-bio.

bio

Buro perché ho ricevuto due notifiche, una chiara dall’ente certificatore: “l’operatore società agricola le driadi ss e’ conforme ai requisiti”. Ho ricevuto poi una comunicazione che potrò leggere solo quanto avrò capito come scaricare il software che il governo mi mette a disposizione per leggere le mail, una mail criptata con un link ai programmi per leggerli, considerata che la notifica è mandata da una mail certificata ad una mail certificata, mi chiedo il senso di chiedere al ricevente di scaricare un file per leggere gli allegati che sono in formato “PKCS#7”

Ecco il testo della mail
OGGETTO:
NOTIFICA DI INIZIO ATTIVITÀ CON METODO BIOLOGICO SOCIETA’ AGRICOLA LE DRIADI SOCIETA’ SEMPLICE DOMANDA N 201600069509
TESTO:
REGIONE LOMBARDIA – GIUNTA
UFFICIO TERRITORIALE REGIONALE BERGAMO
Nostri riferimenti interni:
Protocollo numero XXXXXX del 20/05/2016 16:31
Firmato digitalmente da XXXXXX
Elenco allegati:
XXXX1205.pdf.p7m
I documenti allegati alla presente e-mail con estensione .p7m (formato PKCS#7) sono firmati digitalmente in conformità al DPCM 13/01/2004 e Delib. CNIPA 4/2005. Per visualizzare, stampare, esportarne il contenuto e per verificarne la firma
è necessario disporre di uno specifico software.
Un elenco dei software di verifica disponibili gratuitamente per uso personale
è presente al seguente indirizzo:

Siamo in fioritura

La stagione procede, tra i capricci del tempo. Un confronto: l’anno scorso le ciliegie erano mature nella seconda metà di giugno, quest’anno le abbiamo avute con un mese di anticipo. Lo sviluppo vegetativo della vigna procede alla grande e siamo in fioritura. Speriamo gli sbalzi termici e le piogge non facciano molti danni. Ad oggi per evitare iodio e peronospora abbiamo dovuto lavorare sodo, e per curare la parte verde dobbiamo porre un’attenzione continua. Quindi via con spollonatura, scacchiatura, pettinatura e pulizia del terreno. Uno dei motivi per cui non ci si sente molto sul sito è proprio questo: il grande lavoro nel periodo dell’esplosione della natura.

Dimenticavo: quest’anno avremo le prime mele antiche, le piantine hanno già qualche melettina.

fioritura
Fioritura

Nuvole

I contadini oggi hanno scrutato con ansia l’orizzonte e i nuvoloni che pieni di pioggia, grandine a vento si avvicinavano al loro campo, al loro pane. Il testo di una canzone di Fabrizio De André è dedicato a loro.

Nuvole – Fabrizio De André – 1990

Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

Ci siamo

La vigna è esplosa, così come l’erba nel sotto filare, la vitalba, i rovi ai bordi e le robinie. Si spollona, si spargono rame e zinco, nei limiti del disciplinare bio, si fa la scacchiatura. Una famiglia di fagiani ci fa compagnia, le lucertole imperversano, qualche lepre fa capolino, mentre le poiane sorvegliano dall’alto.

I propri obiettivi

Il terreno prima di tutto

ecco il link alla pagina sui vini naturali. Oggi il primo scopo dell’attività al vigneto è fare vivere il terreno.

Poi verrà il vino

La biodiversità come esperienza a km zero

Oggi proviamo a parlare di biodiversità.
Biodiversità è la presenza naturale di una varietà incredibile di specie animali e vegetali sulla terra.
La terra è un equilibrio fantastico tra queste specie, che sono frutto di millenni di evoluzione, di adattamenti, di selezioni naturali che hanno fatto di ogni specie vegetale un microcosmo che accumula in sé tutta la storia dell’evoluzione.
La biodiversità è un tema dell’Expo; la biodiversità è stato un tema di un G8. A Siracusa i politici delle 8 nazioni più industrializzate nel 2008 hanno scritto la carta di Siracusa, una carta d’intenti per la salvaguardia della biodiversità . Si sa, i politici predicano bene, ma poi per quanto riguarda i fatti…di fatto il 2010 è stato l’anno della biodiversità, ma nessuno se ne è accorto. La carta di Siracusa però è importante, sancisce per la prima volta che la tutela della biodiversità è una questione economica.
La carta afferma che i politici sono “preoccupati che la perdita della biodiversità e la conseguente riduzione e danno dei servizi ecosistemici possa coinvolgere l’approvvigionamento alimentare e la disponibilità di risorse idriche, nonché di ridurre la capacità della biodiversità per la mitigazione e per l’adattamento al cambiamento climatico, così come mettere a repentaglio i processi economici globali;
Ma malgrado la preoccupazione non ricordo personalmente atti concreti.

Abbiamo parlato globalmente di biodiversità, ma personalmente? Beh, l’impatto della riduzione di biodiversità lo viviamo tutti i giorni. Facciamo un esempio: quando compriamo le mele, quante tipologia di mele compriamo? Golden? fuji? Stark? Renetta? E poi?
Ci sono circa 3000 varietà di mele, ma il 70% della produzione è per 6 tipi di mele. La val Seriana era un terreno vocato per le mele. Il Pom Diaol, il Pom féra, e altre varietà erano rigogliose nella piana di Albino e approdavano a Milano quasi ogni giorno prima dell’avvento della cultura del gelso da baco da seta e dell’industrializzazione della valle. C’era la mela morbida, quella che diventava buona solo dopo qualche mese, importante scorta alimentare (senza conservanti) per l’inverno. Queste mele stanno sopravvivendo, grazie a pochi volenterosi che stanno conservando e riproducendo le antiche varietà. Il recupero delle mele però non basta, e vogliamo anche noi dare un contributo alla tutela della biodiversità.

Una piccolissima azienda agricola in bergamasca ha deciso di cercare e recuperare vecchi vitigni bergamaschi. La viticoltura bergamasca ha vissuto negli anni ’50 e ’60 l’invasione dei vitigni francesi, merlot e cabernet in primis. I vitigni francesi, abituati a climi peggiori del nostro erano più resistenti e produttivi, per cui vennero eliminati i vitigni elaborati da centinaia di anni per adattarli al nostro territorio per sostituirli con merlot e cabernet ( la Doc Valcalepio è il classico taglio bordolese merot+cabernet).

Risultato? Un vino dignitoso, con delle eccellenze, ma comune, diffuso,senza le vere caratteristiche del terroir bergamasco. Per questo l’azienda -agricola Le Driadi si è impegnata in questa opera di ricerca agroarcheologica: crede che qualche varietà antica sia sopravvissuta, vorrebbe trovarla, riprodurla, verificarne le caratteristiche e conservarla. Abbiamo deciso di sostenerla e di chiedere aiuto ai nostri lettori: se avete memoria di vecchie piante, vecchi vigneti, orti piante contorte, ma ancora vive segnalatele, parlate con gli anziani, chiedete che vino o che uva era, magari la varietà aveva un nome dialettale, aveva delle caratteristiche e segnalatecela: sarete complici in un tentativo di recupero e conservazione e paladini protagonisti della conservazione di un piccolo frammento di biodiversità, piccolo, ma significativo.

Cit. Sepp Holzer, permacultore

I beneficiari dell’agricoltura industrializzata sono i consorzi, come pure i gruppi industriali, i lobbisti della chimica e dell’industria agraria, ma non certo i contadini. Tutte le aberrazioni che conosciamo oggi ne sono la conseguenza: allevamento intensivo di massa, distruzione delle falde acquifere, prodotti alimentari contaminati ed altro ancora. È davvero necessario cambiare mentalità.

Sepp Holzer

In “Guida pratica alla permacoltura” ed Il filo verde di Arianna, pag. 80

Aggiungo: la mentalità cambia partendo da un consumo consapevole.