La nostra azienda ha praticato azioni eque, solidali e sostenibili. Non sto parlando di agronomia o di biologia, ma sto parlando di pratiche sociali.
Abbiamo lavorato con studenti, tirocinanti, cooperative sociali; alcune attività sono state effettuate grazie ad uno scambio mutuo di favori, “se hai voglia e tempo di ripulire il bosco, ti tieni la legna”.
Tutto questo nel massimo rispetto delle leggi, regolarizzando i tirocinanti, dando disponibilità all’alternanza scuola-lavoro, con i contratti regolari per le cooperative sociali, o con i mitici Vaucher. Affermiamo peraltro senza timore di essere smentiti, che tutti quelli che hanno lavorato per noi hanno ottenuto un beneficio mutualmente pari al nostro.
Questo è stato il nostro modo di praticare equità, solidarietà, sostenibilità, in pieno accordo alla concezione Steineriana di azienda.
Forti di questo fatto abbiamo contattato, per farci conoscere, le varie organizzazioni del mondo, bio, equo, solidale, alternativo, collaborativo. La nostra aspettativa era di continuare l’esperienza di condivisione, equità, valorizzazione del km zero per le quali tante organizzazione si vantano.
Abbiamo compilato tante carte di valori on line, abbiamo descritto per filo e per segno quello che stiamo facendo, il nostro percorso, il nostro approccio bio, il nostro modo di essere solidali, a km zero, sostenibili, ho contattato gas, cittadinanze sostenibili, biodistretti, ma abbiamo avuto la netta sensazione che avevamo un difetto: eravamo indipendenti, slegati, avulsi da ogni sistema organizzato e per questo “non conformi”.
Infatti quale è stato il risultato?
NESSUNO
Nessuna delle organizzazioni del territorio equo, solidale, ecosostenibile, vicino alle realtà del territorio ha fatto il minimo sforzo per rispondere a nessuna richiesta. Nel caso dei Gas o di altre organizzazioni simili la nostra richiesta non era diretta, ma era pure in risposta a questionari on line, per i quali magari si chiedevano dati sensibili. Non una risposta ad una mail, non una ricevuta dei questionari compilati, non un feedback, nemmeno negativo.
Quale è il motivo?
Ce lo siamo chiesti, ma non abbiamo trovato risposta:
Semplicemente ripetiamo, abbiamo pensato di essere troppo indipendenti, troppo non schierati, di non avere santi in paradiso. Abbiamo capito che anche in questo campo forse prevale la logica delle conoscenze, dell’amico dell’amico che noi non abbiamo. Abbiamo anche capito che le “reti” (ci fosse un carattere inferiore al minuscolo userei quello) si fondano sulla mutua solidarietà, ma quella di selezionati amici, svelando una ipocrisia di fondo solida e concreta.
Ma non fa nulla, lentamente il nostro progetto decolla, e lo fa in accordo alle nostre capacità, alle nostre caratteristiche, condividendo di volta in volta, le persone, e i clienti nel nostro progetto che piace, piace, piace, in barba agli equi, solidali a km zero.