La frutta italiana è in via di estinzione? — Scuola Ambulante di Agricoltura

Nell’ultimo secolo l’Italia ha perso il 75% della varietà della frutta La frutta italiana è in via di estinzione. A dirlo la FAO, la quale ha stimato che tra il 1900 e il 2000 sia andato perduto il 75% della diversità delle colture. Inoltre, entro il 2055, a causa del cambiamento climatico, scompariranno tra il […]

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Tanti auguri

È il momento degli auguri!

Auguri a tutti quelli che hanno sostenuto il nostro progetto

Venendoci a trovare

Dicendoci che ci invidiavano (e noi a pensare, ma non avete idea della fatica)

Comprando il nostro vino

Dicendoci che era buono

Dicendoci che era buonissimo

Dicendoci che era inaspettatamente buono 🙂

Tanti auguri a tutti i ristoranti che hanno il nostro vino nella list: Siete i nostri veri sponsor: avete sposato un progetto e assicurate grazie alla continuità di acquisto la possibilità che continuiamo a lavorare, fornendovi cose buone, magari stupendovi un po’

Grazie a quelli che hanno capito che una attività in montagna è comunque un valore, e merita di essere seguita, al di là degli acquisti, perché se il paesaggio è curato è anche perché esiste qualcuno che lo cura.

Grazie ai giornalisti che hanno parlato di noi, è sempre imbarazzante e di grande orgoglio leggere e rileggere le belle cose che avete scritto, tutti ben consci dello sforzo.

Grazie agli amici, parenti e conoscenti che in qualche modo hanno partecipato all’impresa, anche quelli che non l’hanno capita.

Grazie e tutti e buon Natale.

La cricca degli equi, solidali e sostenibili

La nostra azienda ha praticato azioni eque, solidali e sostenibili. Non sto parlando di agronomia o di biologia, ma sto parlando di pratiche sociali.

Abbiamo lavorato con studenti, tirocinanti, cooperative sociali; alcune attività sono state effettuate grazie ad uno scambio mutuo di favori, “se hai voglia e tempo di ripulire il bosco, ti tieni la legna”.

Tutto questo nel massimo rispetto delle leggi, regolarizzando i tirocinanti, dando disponibilità all’alternanza scuola-lavoro, con i contratti regolari per le cooperative sociali, o con i mitici Vaucher. Affermiamo peraltro senza timore di essere smentiti, che tutti quelli che hanno lavorato per noi hanno ottenuto un beneficio mutualmente pari al nostro.

Questo è stato il nostro modo di praticare equità, solidarietà, sostenibilità, in pieno accordo alla concezione Steineriana  di azienda.

Forti di questo fatto abbiamo contattato, per farci conoscere, le varie organizzazioni del mondo, bio, equo, solidale, alternativo, collaborativo. La nostra aspettativa era di continuare l’esperienza di condivisione, equità, valorizzazione del km zero per le quali tante organizzazione si vantano.

Abbiamo compilato tante carte di valori on line, abbiamo descritto per filo e per segno quello che stiamo facendo, il nostro percorso, il nostro approccio bio, il nostro modo di essere solidali, a km zero, sostenibili, ho contattato gas, cittadinanze sostenibili, biodistretti, ma abbiamo avuto la netta sensazione che avevamo un difetto: eravamo indipendenti, slegati, avulsi da ogni sistema organizzato e per questo “non conformi”.

Infatti quale è stato il risultato?

NESSUNO

Nessuna delle organizzazioni del territorio equo, solidale, ecosostenibile, vicino alle realtà del territorio ha fatto il minimo sforzo per rispondere a nessuna richiesta. Nel caso dei Gas o di altre organizzazioni simili la nostra richiesta non era diretta, ma era pure in risposta a questionari on line, per i quali magari si chiedevano dati sensibili. Non una risposta ad una mail, non una ricevuta dei questionari compilati, non un feedback, nemmeno negativo.

Quale è il motivo?

Ce lo siamo chiesti, ma non abbiamo trovato risposta:

Semplicemente ripetiamo, abbiamo pensato di essere troppo indipendenti, troppo non schierati, di non avere santi in paradiso. Abbiamo capito che anche in questo campo forse prevale la logica delle conoscenze, dell’amico dell’amico che noi non abbiamo. Abbiamo anche capito che le “reti” (ci fosse un carattere inferiore al minuscolo userei quello) si fondano sulla mutua solidarietà, ma quella di selezionati amici, svelando una ipocrisia di fondo solida e concreta.

Ma non fa nulla, lentamente il nostro progetto decolla, e lo fa in accordo alle nostre capacità, alle nostre caratteristiche, condividendo di volta in volta, le persone, e i clienti nel nostro progetto che piace, piace, piace, in barba agli equi, solidali a km zero.

Miglioramento e innovazione

Migliorare e innovare è difficile: vuole dire intraprendere strade nuove, magari sconosciute, a volte senza avere in mente una meta o una mappa che possa guidarci verso l’oltre. Spesso in questo contesto è facile sbagliare, è facile andare incontro ad un miglioramento, ma anche ad un errore, o addirittura a un peggioramento.
La “società” chiede sempre il meglio da te, e se tu non migliori, via, un altro può prendere il tuo posto.
E’ chiaro però (e per la nostra storia caratteriale e professionale per noi è limpido) che non si va da nessuna parte senza osare, senza intraprendere strade sconosciute. L’innovazione e il miglioramento arrivano spesso prima della tecnologia, e il salto è sempre una discontinuità rispetto al passato.
Anche nella nella gestione del vigneto abbiamo sperimentato questa teoria: abbiamo fatto degli errori, abbiamo fatto delle cose egregie, l’importante è rendersene conto e continuare a migliorare; ma come si migliora?

Si migliora sperimentando
Le persone possono aiutarti a capire ed è giusto valutare le loro esperienze. Anche chi contesta un approccio sperimentale va ascoltato per avere una piena consapevolezza dei rischi cui si va incontro, direi di più: è proprio il parere degli scettici che va cercato per capire meglio i rischi. Dobbiamo avere il coraggio di superare la paura dell’ignoto, sapendo che osare è un rischio, ma è l’unica modo di trasformare il miglioramento in innovazione
– al via la fermentazione con i lieviti del nostro vigneto
– al via la ripartizione in zone del vigneto per ricercare freschezza e corpo

Si migliora se non cerchiamo il consenso ad ogni costo:
giusto ascoltare gli altri, ma le loro indicazioni ci porteranno a non superare, ancora, la barriera dell’innovazione: è la nostra scelta che è determinante per il risultato:
– continuiamo l’applicazione delle pratiche agronome desuete, e la sanificazione totale dell’ambiente naturale piuttosto che cercare la semplicità lavorativa che va a discapito della qualità, e se deve essere ortica, ortica sia…

Non fermiamoci a quello che è la regola
non avremmo fatto nulla se avessimo calcolato tutto…non saremmo mai stati capaci di agire solo se tutto fosse stato calcolato o previsto a priori o se avessimo rispettato tutti i passaggi e senza avere osato:
– non accontentiamoci del pensiero comune che assegna un target medio al “merlot bergamasco” e puntiamo a dimostrare che serietà e caparbietà con un ambiente naturale concreto.

Detto questo speriamo di trovare, sempre di più, persone e clienti che credano in questo progetto, la sua sostenibilità dipende da chi crederà in noi.

Il gusto del “mio” vino

Il vino è in bottiglia.

Abbiamo imbottigliato “Primabotte”, vendemmia 2015, barricato, e “Driade Felice”, vendemmia 2016, affinato in acciaio. Due vini diversi, due annate diverse, due produzioni diverse, due approcci completamente diverso. Mi chiedono in tanti se mi piace il mio vino, di cosa sa, a cosa lo accosto. Sono sempre in imbarazzo. La risposta che dò è che non so giudicare il mio vino, non so valutarlo in maniera corretta e soprattutto non so giudicarlo in maniera obiettiva.

Nel vino vendemmiato nel 2015 c’è il gusto della novità, c’è la sorpresa della scoperta, il peso dello scoprire cosa volesse dire coltivare un vigneto; c’è la soddisfazione della prima vendemmia, con i grappoli nascosti in una vigna che dopo averla salvata dall’abbandono era cresciuta a dismisura, nella trascuratezza di noi  agricoltori di primo pelo che non sapevamo ancora che avremmo dovuto gestire meglio quella massa vegetative. C’è il sudore dei trattamenti, fatti a mano, bidone in spalla su un pendio del 50%, il dubbio delle cose non fatte e l’amarezza di scoprire la peronospora che aveva rapito alcuni grappoli. Ma c’è il gusto dolce dell’uva ad ottobre, con la buccia appiccicosa di zuccheri, la soddisfazione di una uva perfetta portata in cantina e la passione nel vedere quella singola botte, la “primabotte” con la scritta del mio nome tracciata col gesso. Come potrei non apprezzarlo.

Anche il “Driade Felice” è ingiudicabile. Anche in quel fino c’è tanto sapore, tanto gusto. Il tentativo di diventare “veri” agricoltori, è il vino della conversione bio, dei primi trattamenti con un erogatore serio, in combinazione con i trattamenti a spalla, la sorpresa di vedere una quantità di uva 20 volte maggiore rispetto alla vendemmia microscopica dell’anno prima; oserei dire l’incredulità.

driadefelice-fronte-webMa anche la fatica e dubbi di una stagione piovosa che richiedeva di fare e rifare trattamenti quasi tutte le settimane e il chiedersi “ma chi me lo ha fatto fare” quando mi sedevo stravolto in cima al vigneto, o vivevo il dubbio degli amici che mi guardavano (e mi guardano) senza capire cosa mi sia saltato in mente. Il “Driade Felice” è l’etichetta della Driade che sorride, è il vino delle migliaia di bottiglie che il giorno dell’imbottigliamento portiamo al nostro deposito e ci diciamo “ma quante sono”. Driade Felice è il vino che ha il sapore della scommessa quando hai puntato tutte le tue carte sul rosso e la pallina sta ancora girando sulla ruota e speri con tutto il cuore che si fermi dove vuoi tu. E’ il vino che tu compreresti comunque, anche se non fosse perfetto solo per sostenere un progetto che è comunque, ovunque e sempre sarà un progetto folle.

Non ho mai apprezzato tanto il vino da quando cerco di fare (anche) questo mestiere. E ogni volta che assaggio un vino e ho modo di parlare con un viticoltore trovo mille sapori diversi, i sapori delle mille storie di un mestiere antichissimo, che spero di riuscire a continuare a fare.

Regole per un vigneto biodiverso

Nel nostro vigneto si persegue il principio della massima biodiversità: vogliamo favorire la creazione di un clima sano per le nostre vigne operando per un terreno ricco e vivo: la gestione del terreno nella proprietà negli ultimi anni ha fatto passare la vegetazione erbacea da una prevalenza di graminacee perenni ad un ritorno delle angiosperme che garantiscono la presenza di una fioritura costante durante tutto l’anno.
Il nostro obiettivo è avere filari sempre verde e gestire il taglio per porzioni, senza mai tagliare completamente lo spazio interfilare su tutto il vigneto. Il taglio è effettuato con trincia che sminuzza la vegetazione e la lascia nel terreno, importante nutrimento per l’inverno.
Il nostro vigneto ha sempre qualcosa di verde e qualcosa di fiorito.

L’inerbimento assolve anche ad una funzione fondamentale in un terreno come il nostro con una pendenza del 50%: lo protegge dell’erosione e migliora l’infiltrazione dell’acqua, aumentandone l’accumulo.

Per garantire tutto questo abbiamo delle semplici regole:
6 mesi di riposo invernale a garanzia di un inerbimento naturale
Taglio dell’erba con trinciatura
Due filari non vengono tagliati prima del 1 luglio di ogni anno
Naturalmente no erbicidi
Non lavoriamo mai il terreno oltre a 6 cm di profondità (strato aerobico)
I residui di potatura rimangono nel vigneto (apportano fosfati)
stiamo verificando come potere, in base all’attuale legislazione) immettere nel vigneto anche la vinaccia e la feccia
utilizziamo concime naturale (compost)
non irrighiamo

garantiamo un ecosistema sano grazie alla diversificazione del suolo:
nei bordi del vigneti sono stati messi a dimora alberi di specie locali, siepi, cespugli di more, muri a secco, cumuli di legname a bilanciare il rischio di vulnerabilità cui la vite si espone, nel suo sistema monoculturale. Quest’area di compensazione ecologica è pari al 30% della superficie del vigneto.
Le bordature del vigneto corrispondono a vari spazi con culture diverse fungendo da recettori di spore, permettendo a lieviti e funghi di diffondersi nel vigneto (lieviti per la vinificazione, e concorrenti per funghi nocivi). Le bordature sono pensate per una biodiversità naturale, con cespugli, arbusti e piante di diverse altezze e sono completati da elementi strutturali quali mucchi di legna o pietre, scrigno per la biodiversità.
Ogni pianta di vite ha un albero a meno di 80metri.

l’uso di fitofarmaci in viticoltura è una necessità al fine di preservare il raccolto dai principali patogeni: iodio e peronospora
nella nostra azienda abbiamo l’obiettivo progressivo di ridurre l’utilizzo del rame a 2,5kg per anno, e la quantità di zolfo a 30kg per anno.

Driade Felice

Driade felice è la parte di uva vendemmia 2016 affinata in acciaio. All’incirca la metà dell’uva raccolta a ottobre 2016 diventerà Driade Felice, un Merlot che ha nel frutto e nella freschezza la sua forza.

In assoluta anteprima l’etichetta fresca di definizione.

Il 30 maggio l’imbottigliamento della Driade Felice e poi, finalmente saremo pronti a farvelo assaggiare.

Primabotte

Abbiamo imbottigliato!!!

Finalmente le prime 300 bottiglie del nostro vino sono in bottiglia. Primabotte! Si, perché tutta l’uva della vendemmia 2015 è finita in una botte: la nostra prima botte.

A breve la storia di questo vino.

Ecco la retroetichetta, a completare la descrizione del nostro vino.

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