🌿 Tilamore – Il coraggio della tensione
Tilamore non nasce da una ricetta.
Nasce da un’inquietudine.
Il Bronner in purezza era preciso, verticale, quasi severo.
Struttura, acidità, pulizia. Tutto al posto giusto.
Forse troppo.
Lo assaggiavamo e sentivamo che mancava qualcosa. Non morbidezza. Non zucchero.
Mancava respiro.
La domanda non era: “Come lo miglioriamo?”
La domanda era: “Come lo rendiamo più vivo?”
L’aggiunta di Moscato non è stata una correzione.
È stata un atto di fiducia.
Non volevamo coprire la spina acida del Bronner.
Volevamo metterla in dialogo con qualcosa di più espansivo, più aromatico, più istintivo.
Il risultato non è un vino accomodante.
È un vino in equilibrio dinamico.
Al naso si apre lentamente, intrecciando tensione e ampiezza.
Al palato resta verticale, ma si distende con il tempo nel bicchiere.
Non è un bianco “facile”. È un bianco che evolve.
Tilamore è questo:
non sedare la complessità, ma sostenerla.
Come nella vita, l’armonia non è assenza di conflitto.
È capacità di tenerlo insieme.
🌳 Driade Felice – La forza della sottrazione
Driade Felice nasce in una vigna ripida, recuperata dall’abbandono.
Ogni filare è fatica. Ogni vendemmia è conquista.
È un Merlot che avrebbe potuto essere tante cose:
più estratto, più segnato dal legno, più internazionale.
Ma ogni volta che provavamo a immaginarlo “più”, sentivamo che perdeva identità.
Fermentazione spontanea.
Quindici giorni di macerazione: il tempo necessario per prendere struttura senza appesantirsi.
Solo acciaio, perché il legno avrebbe raccontato un’altra storia.
La scelta è stata semplice e difficile insieme:
intervenire solo quando serve.
Il risultato è un rosso fruttato, elegante, scorrevole.
Ha corpo, ma non pesa.
Ha carattere, ma non urla.
Non è costruito per stupire in degustazione tecnica.
È un vino che rimane sul tavolo.
Che chiama il secondo bicchiere.
Driade Felice dimostra che togliere è un atto creativo.
Che la leggerezza non è superficialità.
Che la profondità può abitare nella misura.
🍷 Barlinet – Coerenza prima del consenso
Barlinet è Cabernet Franc.
Una scelta consapevole.
Il Cabernet Franc può essere spigoloso, vegetale, nervoso.
Non è un vitigno accomodante.
Ma quando trova il suo equilibrio diventa verticale, preciso, autentico.
L’affinamento in botti di castagno non è un dettaglio tecnico.
È una presa di posizione.
Il castagno è più poroso del rovere.
Non addolcisce. Non arrotonda con vaniglie o tostature.
Lascia respirare il vino, ma non lo ingentilisce.
Amplifica la sua natura.
Il risultato è un rosso con struttura e tensione.
Il frutto c’è, ma non è protagonista assoluto.
La trama tannica è asciutta, viva, quasi selvatica.
Non è un vino che cerca approvazione immediata.
È un vino che chiede ascolto.
Barlinet è questo:
non cercare consenso, ma coerenza.
E alla fine?
Tre vini.
Tre modi di stare al mondo.
Accettare la tensione.
Scegliere la misura.
Difendere la coerenza
Ci chiedono spesso quale sia il nostro ideale.
La verità è che non ne abbiamo uno.
La perfezione non esiste.
È un asintoto: la puoi inseguire, ma non la raggiungi mai.
E forse è proprio quello che manca
il sale della vita.
Se tutto fosse perfetto, sarebbe finito.
Se tutto fosse perfetto, non fermenterebbe più.
Il vino vive perché è in movimento.
E forse anche noi.


