Le Driadi, lato B
A Le Driadi il tempo non scorre in linea retta.
Scende, si deposita, resta. Come la terra che tengo sotto le scarpe, come i vini che non hanno fretta di spiegarsi.
Sono in cantina. I vigneti sopra sono fermi, o almeno così sembrano. Qui sotto, invece, qualcosa continua a muoversi. Un disco gira piano. Gli Smiths. Non li ho scelti per un motivo preciso. In cantina i motivi contano poco.
La prima frase arriva mentre osservo una vasca che non parla ancora.
There’s a light that never goes out.
È la stessa luce che resta accesa nei vigneti recuperati, quando all’inizio non promettono nulla. Quella che ti fa tornare, anche quando non vedi risultati. Non è fiducia cieca: è una forma di resistenza. Senza quella, Le Driadi non esisterebbero.
Il disco continua. Io mi muovo tra acciaio e silenzio.
“I am human and I need to be loved.”
Assaggio. Il vino è fragile, aperto, irregolare. Umano.
A Le Driadi il vino non si corregge subito, si accompagna. Ha bisogno di tempo, di ascolto, a volte solo di essere lasciato in pace. Come tutto ciò che nasce senza un progetto troppo rigido.
Più tardi arriva una frase che conosco bene.
Heaven knows I’m miserable now.
Ci sono annate che mettono alla prova anche qui. Clima, pendenze, vigneti strappati all’abbandono. Essere miserabili non è una colpa, è una fase. Il vino non pretende ottimismo, pretende onestà. E spesso è proprio da lì che trova il suo equilibrio.
Cambio vasca, riassaggio.
“Please, please, please let me get what I want.”
Non chiedo un vino perfetto.
Chiedo che regga il tempo, che non tradisca il luogo da cui viene. A Le Driadi questo è sempre stato l’unico vero desiderio: fare vini che tengano, anche quando il percorso è scomodo.
Il disco va avanti senza fare domande.
“That joke isn’t funny anymore.”
Penso alle scorciatoie lasciate indietro, alle parole di moda che non uso più. Non per presa di posizione, ma perché qui non servono. I vini stanno meglio senza sovrastrutture, come i vigneti quando li lasci respirare.
Verso sera la cantina si fa più scura.
“If you’re so funny, then why are you on your own tonight?”
Fare vino a Le Driadi è spesso un atto solitario. Non per scelta, ma per necessità. Alcune decisioni vanno prese così, nel silenzio, quando non c’è nessuno da convincere. Alcuni vini nascono solo in questo modo.
Il disco finisce.
Io resto ancora un po’.
I vini continuano a fare quello che sanno fare.
Le Driadi è questo: un luogo dove non si cerca di spegnere il dubbio, ma di starci dentro abbastanza a lungo perché diventi forma.


