Quando il vino diventa una palestra

In cantina è il momento delle follature.

Da fuori sembra un gesto semplice: immergere il cappello di vinacce e rimescolare il mosto. In realtà è una specie di sport estremo che allena bicipiti e pazienza.

Il cappello non collabora mai: sale, si gonfia, si compatta. Ogni volta che lo spingi giù sembra dire: “Ci rivediamo tra un’ora, vignaiolo…”.

E intanto la cantina è tutta un fermento, letteralmente. I lieviti banchettano, le bollicine salgono, gli aromi si spargono nell’aria come a una festa segreta.

Io faccio avanti e indietro con il bastone, tra il serio e il faceto, chiedendomi se alla fine il vino non si diverta più di me.

Un glossario minimo:

Follatura: ginnastica obbligatoria del vignaiolo. Cappello di vinacce: tappo ribelle che non accetta regole. Fermento: lo stato della cantina, ma anche del vignaiolo dopo la decima follatura.

In fondo, la follatura è un dialogo: io spingo, il mosto ribolle, i lieviti ridono.

E insieme stiamo già scrivendo il prossimo vino.

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