Fare vino è un processo che, nella sua essenza, è semplice, oserei dire che è facile fare vino: l’uva cresce, si raccoglie, fermenta, e si trasforma in vino. È un ciclo naturale che accompagna l’umanità da millenni. Eppure, dietro ogni bicchiere di vino si cela un mondo di complessità, decisioni e sfumature che rendono ogni vino unico, in una complessità che riesce a declinare complessità e unicità.
La semplicità del processo
A livello base, fare vino segue un principio naturale: l’uva, quando lasciata a fermentare, si trasforma spontaneamente in vino grazie ai lieviti che trasformano gli zuccheri in alcol. Questo processo è stato scoperto e affinato dagli esseri umani nel corso dei secoli, e questo principio è immutato. È questa la semplicità naturale che rende il vino così affascinante e accessibile: con l’uva, la giusta cura e un po’ di pazienza, chiunque potrebbe teoricamente produrre vino.
Eppure ogni vino è risultato di scelte, dinamiche e contesti che arrivano ad esprimere sempre qualcosa di esclusivo, che è il risultato della complessità dei dettagli che in un processo semplice lo rendono comunque diverso.
La complessità inizia dal vigneto:
Il terroir: la combinazione tra terreno, esposizione al sole, clima, e biodiversità attorno alle vigne influenzano profondamente il carattere del vino. Ogni decisione, dalla potatura alla gestione del suolo, contribuisce a definire l’identità del prodotto.
La vendemmia: decidere quando raccogliere l’uva richiede una profonda conoscenza del proprio vigneto che si può basare sull’esperienza del vignaiolo o su dati oggettivi in un contesto in cui anche un solo giorno di ritardo, una pioggia in più, una temperatura diversa possono portare a risultati diversi generando un diverso equilibrio tra zuccheri, acidità e aromi.
La vinificazione: la fermentazione spontanea è la prima scelta identitaria che abbiamo fatto per tutti i nostri vini, ma è possibile influenzare la vinificazione anche controllando la temperatura, la durata della macerazione, variando alla scelta dei contenitori (acciaio, legno, anfora, resina, cemento): ogni scelta è un bivio che determina il profilo finale del vino.
Il tempo: l’affinamento è un dialogo tra il vino e il tempo e il produttore che sceglie quando secondo lui il vino ha raggiunto la sua espressione più rappresentativa.
Il vignaiolo che mette un pezzo di sé nel vino, la sua esperienza, i suoi studi, le sue intuizioni legandolo al rapporto intimo con la natura e il proprio territorio.
Il paradosso del vino
Il vino è quindi semplice da fare ma complesso da perfezionare.
Ogni scelta può esaltare o deprimere tanto lavoro, ma è proprio questa complessità che lo rende unico. Alla fine un vino è il risultato di un’intenzione, di un legame con la terra e di un’abilità affinata nel tempo.
Alla fine, fare vino è come raccontare una storia: chiunque può farlo, ma solo pochi riescono a renderla memorabile raccontandone l’intensità rendendone la complessità.


