“A vedere la vite ci si commuove” cit.

Rubo le parole ad un celebre scrittore: Cesare Pavese. “A vedere la vite ci si commuove” e non c’è pensiero migliore in questi giorni di pioggia in cui la vite la si può solo osservare, forzati dal meteo ad un fermo che porta tante riflessioni.

E Cesare Pavese aveva ragione, per tantissimi motivi. Seguire una vigna è un atto di coraggio e soprattutto di ottimismo; la vigna è un grande patto d’amore che si fa con la terra: è un matrimonio che lega l’uomo alla sua vigna nel tempo, nell’attesa, nella cura che si deve porre, nelle ricompense che si ottengono. E’ anche un grande atto di fiducia, quella che rischia di perdersi in questi giorni di pandemia: non possiamo non coltivare la vigna senza avere la fiducia nel nuovo anno, nel nuovo raccolto, nel nuovo vino.

Il rapporto tra l’uomo e la vite è forse e indissolubile, non ci sono altre situazioni simili nel mondo dell’agricoltura: il legame tra il contadino e la sua vigna è uno scambio continuo di attenzioni e di segnali che portano alla vita, che portano al futuro legandolo indissolubilmente al passato. Non esiste vigna senza l’uomo che ne prende cura, la vigna diventa liana, diventa improduttiva, e chi la coltiva non può restare senza vigna, deve seguirla, curarla, crescerla.

Pensiamo alla potatura, che è tema di questi giorni: ogni anno il contadino deve portare la vite: deve scegliere con sapienza i tralci guardando quello che è passato, leggendo com’è la pianta al presente e pensando al futuro. Deve capire cosa sacrificare affinché la vigna riprenda vigoria, e deve decidere e scegliere come citare la vigna che crescerà. Un atto traumatico come il taglio di potatura, quell’incedere secco delle pinze che recidono il tralcio, diventa quindi il primo atto di un futuro pieno di vita che si manifesterà ad aprile come ogni anno in quella misteriosa e affascinante rinascita che è il germogliamento. Allo stesso tempo la vite piange sotto i tagli del contadino quasi come rimpiangesse un passato che viene lasciato alle spalle, prima di voltare pagine e guardare al futuro che arriva, già presente nelle piccole gemme, già in essere e in divenire. Qualcuno che ha potato una vite saprà che intervenire con la forbice significa partecipare e immergersi nella fatica e nella gioia di crescere della pianta: “leggendo” la pianta, valutandone i punti vigorosi, le parti affaticate è come leggerne il diario: ci sono le cicatrici del passato e le gemme del futuro. Il tronco della vite ne è la spina dorsale: nodosa, tormentata, sempre dritta o comunque sempre rivolta, anche nelle viti più tortuose, a ricercare la luce, lo spazio, la vita aggrappata ad essa con le sue radici profonde, capace all’infinito di riproporre, ogni anno, il ciclo della vita.

Eh si, a vedere la vite ci si commuove, come a pensare alla propria vita anche lei un procedere verso il futuro tra potature, pianti e slanci incredibili.

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