Il valore del tempo

Nell’atmosfera surreale della primavera 2020, dominata dal terrore della pandemia, è facile trovare tempo per riflettere e ci si accorge che questa forzato ritmo rallentato, ci ha regalato uno dei beni più preziosi: il tempo. Abbiamo tempo…

Ma il tempo del virus, il tempo di lockdown, il tempo di incubazione, il tempo di quarantena, il tempo necessario alla immunità di gregge, non è una novità per tutti. Ho capito che per chi lavora la campagna non è una novità così sorprendente avere tempo, dare tempo, aspettare che la cosa passi, si sistemi…

Si, perché forse chi è a contatto con la natura tutti giorni sa che esiste il fato, il contrattempo e il progredire naturale delle cosa. Può essere la grandine che arriva e distrugge, o una malattia che ti ruba il raccolto è ti chide lavoro e pazienza per tornare a gioire, può essere la pioggia che ti rovina i programmi oppure semplicemente u a cosa che accade, Può essere anche che fai una scelta e sbagli e non puoi tornare indietro. Lavorando capisci che il pentimento porta pace in sé stessi, ma per mettere a posto le cose non basta e devi lavorare, lavorare, lavorare.

La natura tende a infonderti la consapevolezza di quanto è fallace il nostro essere vivi, in nostro essere convinti di potere dominare il mondo, il nostro considerarci sopra la natura stessa.

Questa pandemia sta diffondendo la stessa consapevolezza.

Ma c’è un’altra lezione che viene dalla terra, un’altra consapevolezza. La malattia passa se si riesce a ricostruisce un equilibrio tra tutte le componenti della nostra vita. Un effetto patogeno non sparisce se non è accompagnato da un fattore che lo contrasta e lo equilibra, quello stesso equilibrio che abbiamo perso, rompendo o affievolendo quel debole legame che c’è tra noi e la natura che ci circonda.

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