Non è passato molto tempo da quando, dopo tre anni di duro lavoro, ci siamo trovati in cantina le prime bottiglie e ci siamo inventati venditori di vino. La cantina era piena e occorreva incominciare a vendere…
Per noi il nostro vino era buono, ottimo, ma si sa, ogni “scarrafone è bello a mamma sua” e il confronto con i “Clienti” faceva effettivamente paura: piacerà? Ma a te piace? Sarà il prezzo giusto? Cosa racconto? Il principale canale di vendita sarebbero stati (almeno speravamo lo divenissero) i ristoranti. Non volevamo andare da ristoratori amici, per noi sarebbe stato imbarazzante, ma lo sarebbe stato soprattutto per loro. Il primo ristorante fu un ristorante che apprezzavamo, avendoci mangiato varie volte, e ci fu indicato da un vicino di casa, che conosceva personalmente i gestori. Grazie a questa amicizia riuscimmo ad avere un primo appuntamento di presentazione del vino.
Il primo appuntamento…
La presentazione (avevamo delle foto del vigneto che aiutavano a raccontare la nostra storia) divenne presto un dialogo, uno scambio di esperienze, opinioni, di storie di vita.
Piacque anche il vino…ed uscimmo orgogliosi di avere ricevuto un primo ordine e felici di avere incontrato sulla nostra strada delle bellissime persone. Tornati a casa preparammo orgogliosamente le confezioni di vino e la fattura, la nostra prima fattura: la numero uno.
Nel tempo con questi ristoratori il rapporto si è consolidato: abbiamo sempre di più apprezzato la loro cucina coraggiosa, vicina al territorio e a materie prime mai banali, ed è continuato il loro apprezzamento per i nostri vini; consigliamo spesso quel ristorante, almeno quanto loro apprezzano e propongo consigliandolo, il nostro vino.
Avere un ristorante è un lavoro durissimo, fare bene quel lavoro presuppone abnegazione, sacrificio e costante ricerca (perlomeno è quello che vedo in coloro che questo mestiere lo vogliono fare bene) ed è per questo difficile frequentare ristoratori in ambiti diversi dal ristorante. I momenti di contatto con il ristoratore sono sempre fugaci e veloci. Si chiacchiera quando andiamo a cena, o quando portiamo il vino anche se questo non impedisce di instaurare empatia (spero) reciproca.
Nell’ultima consegna del vino al ristorante mi hanno detto con un certo orgoglio:
“dei nostri cari amici ci hanno parlato bene del vostro vino!….lo hanno provato e ce lo suggerivano, gli abbiamo risposto certo che conosciamo, abbiamo fatto loro la fattura numero 1”,
Il legami tra le persone sono un filo a volte sottilissimo, ma resistente.

