Bronner, un’altra scelta

Abbiamo spiegato cosa ci ha portati a scegliere il Marzemino come vitigno da impiantare nel nuovo vigneto nel 2018. Ma la storia non finisce qui. Si perché anche quest’anno abbiamo richiesto e ottenuto la possibilità di impiantare un altro piccolo vigneto. Un altro tassello nella nostra storia. In questi giorni ho eliminato tutte le piante della zona che abbiamo intorno alla cantina. C’era qualche noce, qualche ciliegio, qualche carpino. Erano cresciuti sui terrazzamenti che rimangono il residuo dei terrazzi che fino al 2000 erano protagonisti nel nostro vigneto. Attorno al 2000 infatti il precedente proprietario ha “raddrizzato” quasi tutti i terrazzi per facilitare l’utilizzo del trattore, impiantando l’attuale vigneto, tralasciando un piccolo particolare: la pendenza, che essendo oltre al 40% avrebbe limitato comunque l’uso del trattore. Ma questa è un’altra storia.

Quindi nel 2000 il gradoni sono stati quasi tutti spianati tranne una parte, la più ripida, dove sono rimasti i resti degli antichi terrazzamenti. Le opere di terrazzamento nella zona di Pontida sono iniziati nel XI XII secolo, ma essendo il mio vigneto uno dei più alti, devo dedurre che è più recente anche se credo di potere dire che la vite, nella mia tenuta è presente da almeno 300 anni.

Ma che vigneto impiantare? che scelta fare?

Al solito i consigli di vicini, appassionati ed esperti…: un altro rosso; no, non puoi fare anche la vinificazione in bianco, devi mettere rosso…
ma che rosso mettere? L’autoctono non ci fanno avere le barbatelle (vedi articolo precedente); il marzemino l’ho già messo, il cabernet… non mi piace….ma perché no un bianco?

Ma che bianchi ci potrebbero essere? Pinot Grigio, potremmo fare un macerato, tanto di moda…o un Kerner, anche lui ci piace molto, ma che senso avrebbe in bergamasca…potremmo mettere un vitigno internazionale, ma no, ce ne sono già molti in zona.

Incominciavo comunque a credere di avere fatto l’ennesimo atto di incoscienza quando invece pensandoci bene stavo facendo un grande atto di speranza: in effetti è un grande atto di fiducia fare una vigna: vuol dire avere speranza nel futuro, fiducia nel futuro, vuol dire legarsi alla terra, allearsi con lei.

Pertanto abbiamo riconsiderato attentamente tutti gli aspetti della nostra impresa: il vigneto in quella zona è impervio, arido, sassoso, nell’ambito di questi vincoli occorre fare scelte semplici: ci si lavora solo a mano: e quindi sarebbe meglio ridurre i trattamenti per non impazzire. E’ accidentato il terreno, quindi i filari non sono un vincolo, possiamo avere qualsiasi schema.

E il vitigno? Dobbiamo fare qualcosa di diverso; abbiamo un vitigno internazionale, uno autoctono, cosa vogliamo mettere per divertirci?

La scelta finale quindi è stata qualcosa di diverso, di unico.

Alla fine ho capito che nel piccolo vigneto ci sarà una bellissima vigna
sesto d’impianto ad alberello (per contrastare l’esposizione solatia del posto), a quinconce (per massimizzare il numero di viti e facilitare il radicamento profondo delle radici)
il vitigno sarà il Bronner, un vitigno resistente che dovrebbe risparmiarci parte dei trattamenti permettendoci di ridurre la quantità di rame.

Speriamo sia una scelta giusta, di speranza e non di incoscienza.

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