Marzemino, una scelta

Due anni fa ho riflettuto molto su che vitigno piantare in una striscia di terra che ho acquistato da un’amabile e nobile (di fatto) contessa. Un declivio terrazzato, con terrazze ormai consunte dal tempo, sopravvivevano alcune liane di vite, a terra, vite Americana a mio giudizio, ma dominavano i rovi, le robinie, addirittura l’Alianto. Essenze che ancora adesso faccio fatica a sconfiggere. Cosa potevo mettere nel nuovo vigneto? Scartato subito il Cabernet, troppo scontato in zona Doc valcalepio avendo già il Merlot (la Doc valcalepio è Merlot più Cabernet) ho cercato vitigni locali. La premessa è che, forse pochi lo sanno, un viticoltore non può piantare quello che vuole, ma solo un vitigno autorizzato dalla regione, vale a dire un vitigno presente nella lista dei vitigni autorizzati nella provincia di Bergamo. L’azzardo iniziale fu la prenotazione di barbatelle di un vitigno semi sconosciuto appena riconosciuto in Bergamasca, la Merera. Appena autorizzato avevo recuperato faticosamente un vivaio che aveva tenuto qualche marza e avrebbe potuto garantirmi una fornitura. Un vero azzardo: il vitigno era sconosciuto, non c’erano indicazioni e direttive agronomiche, nessuno produceva vino, era una novità assoluta; sopravvissuto al tempo miracolosamente avrei fatto il primo vero impianto. Non riuscii a finalizzare il vigneto Merera; evidentemente non si voleva che un eretico Veneto ripiantato a Bergamo fosse il protagonista di un clamoroso miracolo: il vivaista improvvisamente mi disse che si era sbagliato e quelle barbatelle erano prenotate da altri, non erano più disponibili per me. Mi sentii veramente preso in giro, ma ho voltato subito pagina, l’operazione era veramente un azzardo, avrei potuto trovarmi con una Duna restaurata alla fine dei conti, e avrei capito magari perchè la Merera fu abbandonata e perché ero l’unico a recuperarlo (salvo voi aver fatto venire voglia a qualcun altro di farlo, giusto per impedirlo a me).

Quindi? Come rimediare? Altri vitigni autoctoni non ne trovavo: mi dissero l’Imbergher, ma poi ho capito che era il Franconia, che in Austria è chiamato Limberger da cui la storpiatura fonetica che lo …”localizzava”… Alcuni amici ristoratori avrebbero approvato, ma era un vitigno austriaco, portato a Bergamo dopo l’era napoleonica che a bergamo aveva portato il Merlot, a questo punto era più autoctono il Merlot…

Ma prima di Napoleone?

Lo stato di terra di Venezia…dal 1428 al 1789, quindi per più di 300 anni Bergamo fu città di frontiera, limite occidentale e crocevia dei commerci di Venezia verso l’Europa, soprattutto dal ‘500 in poi quando la scoperta delle Americhe portarono Venezia al declino dello stato di mare e ai commerci con l’estremo oriente a favore dello stato di terra, con i suoi commerci europei.

Avrei trovato la soluzione qui: la fascia collinare delle Alpi a quel tempo era divisa tra regno di Sardegna, i Savoia, e la repubblica Veneta con in mezzo il milanese con i domini spagnoli e francesi….e la vite che fine ha fatto? Qui la cosa più interessante: nell’area piemontese, area severa, nobile, regale c’era anche un vitigno re: il nebbiolo. Dava vini importanti, severi, impegnativi, e dominava tutto l’arco alpino fino alle pendici della Valtellina, dal Monferrato, all’albese, al biellese, alla zona di Ghemme. E nella repubblica veneta? Vini beverini, bianchi, vini importati da Grecia, Cipro, vini cole le malvasie, o come il Marzemino, che deriva dal Marzavi, un vitigno provenienti da Cipro. Vino beverino, colorato, fresco, fruttato…un vino che riflette il Veneto di Goldoni, della commedia dell’arte, di Arlecchino. Anche il nome, Marzemino, altra cosa rispetto al nebbiolo che poi diventa Barolo, Barbaresco, Roero…vini nobili e severi anche nel nome. Ma in Bergamasca? Si, in anche il Bergamasca il Marzemino è citato dal ‘500 tra i vitigni più diffusi, e anche in questo caso non mancò la bergamaschizzazione del vino che da Marzemino è diventato Berzemino, Berzemì, Berzami, quasi a localizzarlo….

E quindi la scelta è stata automatica: marzemino! Un ritorno Veneto in Bergamasca…e in questo caso nessuno che si è messo di traverso e il 10 aprile 2018 le barbatelle sono state messe a dimora. Ai posteri il giudizio di una scelta.

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