I grandi vini sono puri, razionali e armonici. Quindi per definizione anarchici. Questo diceva Veronelli!
La purezza ci ha portato a rifiutare fin da subito un approccio sistemico/convenzionale/chimico nella gestione della vigna! Contro il parere dell’agronomo, contro il parere degli esperti, contro il parere degli uomini navigati. Ci hanno dato dei pazzi e degli incoscienti, eravamo, e forse lo siamo, convinti che un po’ avessero ragione.
Razionalmente abbiamo cercato la nostra via, oserei dire con testardaggine e caparbietà, piangendo e sudando, rifiutando di rispondere alla domanda “ma che ci è saltato in mente?”. Abbiamo comprato qualche macchinario, abbiamo cercato qualche aiuto, abbiamo faticato (e stiamo faticando) a trovare la formula giusta, ma ogni giorno mettiamo un mattoncino sopra l’altro.
L’armonia è venuta da se, nel verde delle foglie della vite e nei colori dei fiori, nei brindisi con il vigneto e nel cercare comunque di avere amici che collaborano con noi piuttosto che aiutanti, e clienti che credono al nostro progetto e che ci fanno da veri sponsor, che è molto di più che essere un cliente.
Per cui l’anarchia è vivere questa realtà fuori dalle regole, o da fuori nelle regole, cercando il merlot che nessuno non ha perché viene dal nostro vigneto, dalla nostra purezza, dalla nostra armonia.

