Ho giorno parlato del contesto in cui si muove la mia azienda agricola: abbiamo parlato tempo fa della bergamasca, oggi vorrei parlare di Palazzago.
Una delle iniziative interessanti della Regione Lombardia, è la creazione della Banca della Terra Lombarda. In pratica la Legge Regionale n° 30/2014 sancisce la creazione di un albo dei terreni coltivabili, non coltivati, un albo dei terreni abbandonati che possono essere messi a disposizione dai proprietari per le aziende agricole per il temporaneo utilizzo. La legge è una legge complessa che definisce enti e strutture per favorire la de-burocratizzazione e dare una mano alle aziende rurali. Una di queste iniziative è la creazione dell’albo on line dei terreni incolti che i proprietari dichiarano di mettere a disposizione agli agricoltori. Il comune di Palazzago ha pertanto redatto l’elenco dei terreni incolti, al fine di sollecitare i legittimi proprietari a rendere gli stessi disponibili ai poveri agricoltori, sempre alla ricerca di nuove terre da coltivare. Non ho capito l’utilità pratica di tale iniziativa, ritenendo che un proprietario che avesse la possibilità di affittare il terreno lo possa fare, se non lo ha già fatto, senza la Legge Regionale n°30/2014, ma l’elenco redatto dal comune di Palazzago mi da la possibilità di capire tante cose e di conoscere meglio territorio dove si produce il nostro Merlot.
Innanzitutto i terreni incolti: in totale il comune rileva 226 ettari di terreni incolti. Non male.
Come sono composti? Il 50% sono seminativi e vigneti. Esattamente la metà dei terreni oggi incolti erano o vigneti (il 24%) o terreni che producevano. Non è poco. Il 31% sono boschi, e questo si può capire, il 10% sono pascoli.
La classificazione del terreno è catastale, sicuramente risale al secolo scorso, le fonti intercettiate fanno risalire l’opera di riordino che abbiamo attualmente agli anni sessanta, presumo quindi che la classificazione catastale sia la fotografia della destinazione urbanistica dei terreni della prima metà del secolo scorso.
A Palazzago pertanto esistevano 54 ettari di vigneti che oggi sono abbandonati, 58 ettari di seminativi, 20 ettari di pascoli. Questo a confermare la profonda trasformazione del territorio di Palazzago (e delle prealpi lombarde) nell’ultimo secolo. 54 ettari di vigneto sono una bella quantità: tenendo conto di una resa di buona qualità potrebbero essere 5400 quintali di uva, quindi 378.000 litri, quindi 500.000 bottiglie. Potrebbe essere una delle più grandi aziende italiane vinicole se fossero tutti di un unico proprietario.
L’altra indicazione che ne traggo è la grande vocazione vinicola del territorio di Palazzago: una deduzione logica è: se c’erano tutti questi vigneti il vino non doveva essere poi male.
500 mila bottiglie sarebbero un buon fatturato, a riuscire a venderle, e un buon sostentamento per tante famiglie, le famiglie che dagli anni sessanta in poi hanno trovato un migliore impiego nelle fabbriche, nei servizi decretando l’abbandono delle campagne.
I segni di questo grande vigneto sono ancora presenti: i terrazzamenti sono tutti i residui più evidenti dell’antica vocazione del territorio: tutta la costa verso Precornelli, la valletta del Borghetto, tutta la fascia collinare che volge ai paesi della Beita, Secchia, Gromlongo, Belvedre, Capietaglio: posti dove sopravvivono gli ultimi vigneti. I segni dell’abbandono sono parimenti presenti nei boschi incolti, nei (ex)vigneti e nei terreni infestati dai rovi (ne so qualcosa avendone liberato più di un ettaro).
Ma non basta, il seminativo: sono tanti terreni nelle piane, cosa coltivavano? Melgot? C’era un mais tipico a Palazzago, a Rovetta c’era il rosso rostrato, a Gandino lo spinato e a Palazzago? Chissà quante foto negli archivi delle famiglie di Palazzago a testimoniare l’antica vocazione.
A Palazzago resistono probabilmente gli antichi vitigni, e forse esiste ancora la cultura e l’abitudine antica di coltivare seguendo le fasi della luna. Sarebbe bello che l’amministrazione potesse cercare di recuperare prima del definitivo abbandono questa antica cultura. A Palazzago probabilmente esistono ancora le tracce dei vitigni autoctoni della zona, negli anni ’90 a Palazzago venne rinvenuto un vitigno locale: il Camoretti (ne esiste traccia in un libretto edito dalla provincia di Bergamo negli anni ’90). Chissà mai che possa collaborare con un’amministrazione attenta al recupero della sapienza antica e dei nostri vecchi vitigni e rilanciare una specialità locale.


