Percorro spesso i miei filari. Incontro la lepre, almeno una volta la settimana; ormai non scappa come all’inizio saltando, rimane comunque lontana e mangia, fingendo indifferenza chiedendosi di me.
La volpe l’ho incontrata una volta sola: attenta e guardinga mi ha guardato, anche lei chiedendosi di me.
Percorro spesso i miei filari, e mi riapproprio del ritmo delle stagioni: riconosco il sonno agitato dell’inverno, l’esplosione immobile della primavera, la sofferenza rigogliosa dell’estate che approda stremata nella rilassatezza dell’autunno.
Percorro spesso i miei filari: è lì che ascolto il canto della poiana e, osservando quel planare lento e sornione, mi chiedo se anche lei, la poiana, si chiede di me.
Percorro spesso i miei filari e a volte sono stanco. Sempre però la fatica è parte del mondo cui stai partecipando, di cui tu, sei parte; come il volo della poiana, il brucare della lepre, lo scrutare della volpe; la tua fatica non è più fatica di vivere, gara contro il cronometro, la tua fatica è parte del tutto, delle cicale che si fanno sentire, della mantide che scappa da te quando tagli l’erba.
Percorro spesso i miei filari.


