Le diete sono la nova religione. Non è un caso che il declino delle religioni abbia conciso con il crescere della popolarità delle diete. Oggi avere cura del proprio peso coincide con il definire ed inseguire un percorso sano e virtuoso di cura del proprio corpo e che, molto spesso, sfocia in una dieta.
Sempre più frequentemente sentiamo parlare di vegani, fruttasti, vegetariani, salutisti… Persino il nostro ex presidente del consiglio, sempre all’avanguardia con le novità, è riuscito a far parlare di sé ultimamente solo per scelte clamorosamente improbabili (come Bertolaso sindaco di Roma) tra cui appunto il suo nuovo status di vegano (chissà jeeg Robot se venisse a sapere che Berlusca è vegano, lui che non ha fatto altro che combatterli).
L’inseguire però uno schema collaudato, guidato e regolamentato è una mera illusione. Le ricette dicono sì come procedere, determinano quantità modalità di esecuzione, tempi di cottura, ma tralasciano un fondamentale concetto: la qualità degli ingredienti. Spesso infatti ci si dimentica che le formule risolutive dipendono non solo dalle modalità organizzative e dal mix di ingredienti, ma essenzialmente dalla qualità degli ingredienti stessi, che alla fine sono la componente fondamentale.
Cosa sarebbe una crostata con una marmellata amara, un minestrone fatto con verdure poco appetitose, una dieta vegana senza ingredienti sani.
L’ossessione nei confronti delle formule danno l’illusione di facilitare la vita, offrendo “pacchetti preconfezionati” o meglio kit di soluzioni comode e facilmente disponibili e tralasciano di occuparsi della cosa che è più importante: la qualità dei componenti o meglio degli ingredienti.
Questo concetto non è solo applicabile alle diete. Cosa succede oggi, e troppo spesso, nelle aziende alla ricerca di razionalizzazione, efficienza, produttività? Si applica un modello: l’organizzazione per processi, le metodologie Lean oppure il metodo “registrato” della società di consulenza più o meno prestigiosa. Come se un’organizzazione prescindesse dalla qualità degli “ingredienti”, che nel caso di aziende sono “persone” che la compongono.
Diffidiamo pertanto dei marchi, delle diete, delle soluzioni preconfezionate: in agricoltura, nelle organizzazioni e nella vita in generale valutiamo veramente la qualità degli ingredienti che ci circondano. Solo così potremo salvaguardare la nostra salute e la salute delle persone cui vogliamo bene. Impariamo piuttosto a ‘pesare’ la qualità degli ingredienti, considerarne la consistenza, il carattere, la persistenza e i suoi effetti. Questo vale se si parla di ricette, di soluzioni, di organizzazioni. Ogni soluzione, ogni ricetta, è risultato di un equilibrio tra il risultato che vogliamo ottenere (strategia, target), gli strumenti che abbiamo (ingredienti, persone, mezzi) e l’organizzazione che definiamo (ricetta, modalità organizzative). Ogni elemento non può prescindere dagli altri.
Non posso ambire ad ottenere la una torta più buona (strategia) se non ho un forno e ingredienti di qualità (mezzi, strumenti, risorse) e non ho idea di come amalgamarli (organizzazione, ricetta); non posso ottenere un grande Merlot (strategia) se non ho un ottima uva e non so come fare vino, così come non posso essere innovativo (strategia) senza incentivare la ricerca, mettendo a disposizione le strutture adeguate.


