La scelta del biologico sta provocando qualche discussione in tutte le persone che ho coinvolto nel farmi aiutare nella gestione del vigneto. Per me la strada è chiara ed è sempre stata chiara: è una questione di coerenza, di convinzioni, di filosofia personale e quindi, come sempre quando si parla di princìpi e di concetti, non ammette vie di mezzo, per altri no.
Ma quali sono le posizioni che si sono contrapposte nella discussione? Riporto sintetizzando le posizioni che si contrappongono in un confronto che è un approccio non solo agronomico, ma è una diversa filosofia, di vita direi.
Riporto il succo della discussione, estremizzando le posizioni, premettendo che ho il massimo rispetto per tutti i punti di vista, consapevole che ogni posizione è motivata, convinta e pensata.
La posizione del convenzionale:
“La vigna ha sofferto, è stata abbandonata per alcuni anni, non è ancora guarita e ha bisogno di medicina, pertanto occorre un fertilizzante, di sintesi, come un ricostituente potente, occorrerà poi evitare che la vigna soffra la competizione del terreno o meglio delle sue essenze erbose, per cui un diserbo sarebbe necessario, per lasciare la vita svilupparsi; il bio è un punto di arrivo, ci arriveremo, ma dopo avere curato il malato, occorrerà avere cura nei trattamenti, per preservare la vigna da malattie, è ancora debole”
Motivazione per il bio:
“il terreno è sano, ha un’ottima biodiversità, un concime organico bilanciato farà collaborare il terreno con la vigna, un concime chimico troppo spinto potrebbe sbilanciare la pianta, diserbiamo meccanicamente, operiamo per arricchire il terreno con un sovescio, quindi essenze erbose collaboranti, apportatrici di azoto, da interrare prima della produzione del loro seme in modo che l’azoto dei tubercoli possa rimanere nel terreno e passare alla vite, limitiamo al massimo i trattamenti, il rischio è che esagerando si scatenino delle resistenze, la vigna a Palazzago ha la fortuna di essere una vigna isolata, in un contesto verde e vario, per cui il rischio di contaminazioni è basso, diverso sarebbe una vigna sofferente in Toscana o in Piemonte in zone pesantemente coltivate e dove la monocoltura potrebbe favorire lo sviluppo delle patologie e quindi le contaminazioni. Sfruttiamo l’isolamento che è opportunità valida e forse”
Come si vede la contraddizione è interessante e appassionante e non è tanto lontano rispetto ai diversi approcci che si hanno nell’affrontare le malattie alcuni medici, o addirittura alcune medicine (quella orientale e quella occidentale) o un approccio antropomorfico (in accordo alle indicazioni di Rudolf Steiner).
Ripeto, la contraddizione è molta interessante, la scelta è questione di principio, ma devo dire che è interessante scoprire sempre nelle persone, nella buona fede e nella competenza spesso posizioni totalmente contrapposte benché tutte finalizzare sempre ad uno stesso scopo.
Un tema interessante emerge dalla discussione: una strategia aziendale, deve essere condivisa, coerente con i mezzi, con gli obiettivi e con il contesto. Vale per una multinazionale, per una azienda di piccole dimensioni, vale nella gestione del vigneto!


