Il ciclo della terra

Il rapporto tra uomo e natura un tempo era molto diverso, un rapporto di sfruttamento e rispetto: dalla natura si ricavava il sostentamento, ma occorreva non esagerare, per non bruciarsi le risorse che davano, appunto, da vivere.
Un tempo si era infatti molto più coscienti di quanto fosse intimo il rapporto tra uomo e l’ambiente, tanto quanto oggi ignoriamo totalmente l’importanza della tutela delle risorse: oggi l’ambiente e la sua conservazione sono considerate dai più alla stregua di una bellezza naturale da conservare, una cosa estranea che dovrebbe essere tutelata, tutti ne siamo convinti, ma una cosa lontana: non siamo consapevoli dell’importanza di preservare l’ambiente intorno a noi come condizione necessaria alla nostra sopravvivenza; e quando dico “preservare” intendo un utilizzo consapevole, responsabile e sostenibile, non una tutela assoluta. Non si tratta di preservare un capolavoro o una città come Venezia, ma di creare un rapporto con l’ambiente che ci permetta di sfruttarlo, senza distruggerlo.
E’ un passaggio importante, ma serve per chiarire che la tutela NON è la riserva naturale, non è il parco, ma il rispetto dell’ambiente in cui viviamo (ripeto IN CUI VIVIAMO), nella consapevolezza che le risorse che consumiamo debbano essere consumate in maniera sostenibile.

Tutti ricordano a scuola il ciclo dell’acqua. Io l’ho studiato 40 anni fa (sigh…): ricordo la montagna, il ruscello, la diga con il laghetto, i tralicci della corrente che andavano alle fabbriche e alle case, il fiume a valle della diga che andava al mare e poi il sole, le nubi, la pioggia e la neve in montagna.
Oggi ho scoperto che tutto il nostro ambiente potrebbe essere rappresentato con un ciclo: il ciclo dell’aria, con l’eterno scambio dell’ossigeno, la respirazione che produce anidride carbonica e la sintesi clorofilliana che la consuma rimettendo ossigeno nell’atmosfera, non voglio banalizzare. Anche l’aria ha un ciclo così come la terra, che produce vegetali ogni anno ciclicamente, con generosità e abbondanza, a patto di reintrodurre in altri modi le risorse che le vengono sottratte.
Il problema è quando l’equilibrio e la sostenibilità non sono più garantiti. Non sono uno scienziato e non so se l’effetto serra sia reale o no: i dati di fatto sono che la quantità di anidride carbonica immessa in atmosfera sono maggiori di quello che la terra e le sue risorse riescono a generare. Questo crea uno squilibrio e un effetto: l’effetto serra; alcuni ne negano le conseguenze, ma sta di fatto che l’Unione Europea ha deciso di reagire e di ripristinare un equilibrio nel ciclo dell’aria con il piano 20 20 20: riduzione dei consumi energetici del 20%, aumento dell’energia prodotta da fonti rinnovabili del 20%, riduzione della immissione dei gas serra in atmosfera del 20%, il tutto entro il 2020. Di fatto si tratta di un tentativo di ripristinare l’equilibrio ideale di quello che ho definito il ciclo dell’aria.
Molto più complicato il ciclo della terra dove le risorse sono molto diverse, i processi sono molto più complicati, i bilanci e la sostenibilità sono molto meno evidenti da capire.
Il concetto generale è lo stesso del ciclo dell’acqua o del ciclo dell’aria: ho una risorsa, che mi dà qualcosa, devo garantirne il rinnovo, devo garantirne la perennità e la sostenibilità: dalla terra ricavo il cibo, tanto importante quanto lo è l’aria che respiro, o l’acqua che bevo.
E il legame con la terrà è forse il più importante per gli effetti nel nostro vivere quotidiano ed è la cosa che la rivoluzione industriale ha cambiato di più nelle nostre culture che da contadine sono diventate post industriali. Nel 1881 in Italia il 62% dei lavoratori era occupato in agricoltura, che si abbassa di poco prima della prima guerra mondiale (59%), per coi calare drasticamente: arriva il 50% prima della seconda guerra mondiale, al 44% nel ’51, 30% nel ’61 (con più operai dell’industria rispetto agli agricoltori) fino ad arrivare al 4% di oggi. I dati oggettivi sono riportati a testimoniare il dato di fatto di un cambiamento culturale di fatto, nessuno toglie il valore e la forza dello sviluppo industriale del paese, né tantomeno vuole tornare al passato: i dati danno l’evidenza che il legame fortissimo tra risorsa agricola/alimentazione e sostenibilità che era presente anni fa oggi si è rotto: la risorsa agricola, il cibo, la sua produzione per i più è considerato alla stregua di una produzione industriale, con le stesse regole e principi, abbiamo perso la consapevolezza del ciclo della terra: abbiamo perso la consapevolezza del garantire una sostenibilità delle risorse alimentari provenienti dalla terra.
Lo sfruttamento della terra come risorsa infinita per la produzione di cibo e le conseguenze di questo approccio potrebbe essere, se i lettori apprezzeranno, il tema di una prossima riflessione su queste pagine.

 

Luciano

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